La prima volta che Casteldidone viene nominato nei documenti ufficiali risale all'anno 1010, quando la contessa Richilda, madre di Matilde di Canossa, compra delle "curtes" in "Castello Didoni".
Le curtes potevano indicare sia intere borgate, sia quartieri.Ma da notizie pervenute si presume che il Castrum Didonis esistesse almeno dal tempo del longobardo, Re Liutprando (712-744), data la vicinanza con l'insediamento arimanneo della Pieve di Rivarolo, del quale vi è testimonianza da una lapide sepolcrale, e dalla quale Casteldidone dipendeva per la parte religiosa.
Quindi Casteldidone sarebbe sorto come "oppidum, ossia baluardo fortificato" abitato solo da militari, mentre la popolazione civile era ristretta in un borgo poco distante.
Ciò che al tempo del Feudalesimo era il Castello.
Casteldidone vive gli avvenimenti del contado cremonese, il quale aveva come confini quelli attuali della diocesi omonima, secondo le divisioni romane "a flumine ad flumen"; dall'Adda all'Oglio da ovest ad est; a sud il fiume Po, a nord la zona tra l'Adda ed il Serio. Liguri, Etruschi, Romani sono i popoli che si avvicendano nel dominio della Lombardia che prenderà il nome dall'insediamento longobardo.
Se teniamo per vera l'origine di Casteldidone dalla nobile casata dei Didoni, conti dell'Aucia, la nostra Borgata è protagonista delle lotte di successione dei re d'Italia alla morte degli ultimi carolingi (anno 940 ).
La presenza di Didone, vassallo del Vescovo Liutprando, ci fa supporre che egli seguisse da vicino le vicende delle scelte politiche dell'Episcopio di Cremona, quasi sempre legato al pensiero dell'imperatore e quindi appartenente alla fazione ghibellina.
Nel 1010, come abbiamo già accennato, Casteldidone viene in parte se non tutto, comperato dalla madre di Matilde di Canossa per venire poi nel 1017 donato al vescovo Ubaldo di Cremona.
Casteldidone viene infeudata alla Casata dei Didoni che la terrà fino al 1288 quando gli stessi risulteranno tra le famiglie scacciate da Cremona e dal suo contado dopo la cacciata e sconfitta dei Dovara nel 1269.
Scacciati i Didoni subentrano nel feudo di Casteldidone gli Schizzi che lo terranno, pur nelle alterne vicende delle libertà Comunali, delle Signorie e della dominazione spagnola e francese, fino al 1857 per la morte dell'ultimo erede Folchino. Essi vedranno l'avvicendarsi dei dominanti, dai Cavalcabò ai conti di Soragna, dai Visconti ai Dogi di Venezia, pur nella breve parentesi dei Gonzaga, al tempo degli Spagnoli e Francesi ed alla venuta degli austriaci con Maria Teresa, prima, di Napoleone, e poi di Francesco Giuseppe d'Austria.
Nel secolo XIV (dal 1300 al 1400) la nostra zona non ebbe a patire per eventi bellici, ma potremmo dire, tranne le solite parentesi delle lotte fra le fazioni, che detto periodo segnò un rifiorire dell'agricoltura e della ristrutturazione dei centri abitati.
Con i Visconti vengono rafforzati e restaurati i castelli dell'agro-cremonese tra i quali quelli di Piadena, San giovanni in Croce e Casteldidone.
Nel 1403 Cremona elegge a suo Signore Ugolino Cavalcabò. Questi ebbero a comprare terreni a Casteldidone nel 1348, e tutto Rivarolo Fuori con i suoi vassalli e giurisdizioni nel 1336 dal marchesedi Soragna Guglielmo Lupo.
Nel 1406, Cabrino Fondulo, al servizio dei Cavalcabò e loro amico, fa trucidare il suo Signore facendosi eleggere a sua volta Signore di Cremona.
Il crescere del dominio del Fondulo nella signoria di Cremona non è gradito ai Visconti di Milano i quali per contrastarlo inviano un forte esercito che con manovra aggirante passa il Po ed assedia Piacenza, poi si porta nella provincia inferiore cremonese ripassando il Po a Torricella.
In poco meno di un mese (Luglio 1415) cadono Castelponzone, Casteldidone e S.Giovanni in Croce. Ma il Fondulo torna sui suoi passi e riconquista i castelli perduti trovando una forte resistenza proprio in Casteldidone che dopo tre giorni di assedio riesce a riconquistarlo.
Probabilmente proprio ne 1416 viene smantellato il vecchio Castello nel quale viene ricostruita sola la parte residenziale dei Signori, come ancora si vede dai resti quattrocenteschi della facciata est della Casa Cavalca, mentre sui ruderi verrà costruita la nuova chiesa nel 1433-37.
Comincia, se pur con pause di anni, il funeste carosello nel quale Casteldidone è al centro, suo malgrado, delle lotte fra Milano e Venezia.
Nel 1420 Casteldidone, unito a S.Giovanni in Croce, Romprezzagno, Spineda e Calvatone prestano giuramento di fedeltà al Duca di Milano: essi rappresentano la linea di confine tra Milano e i Gonzaga di Sabbioneta e Mantova e quindi sempre esposti alle variazioni e pericoli di invasioni. Infatti nel 1427 il territorio viene conquistato dai veneziani.
Cambiamento di guardia nel 1432 e 1438 con un nuovo giuramento di fedeltà a Milano di tutta la provincia inferiore cremonese. Ancora i Veneziani con i Gonzaga nel 1446.
Si ha notizia intanto che Casteldidone fu infeudato ai forlani nel 1438 ed agli Schizzi nel 1558. Calano i francesi nel 1509, ne vengono cacciati almeno dal nostro territorio nel 1512 sotto il dominio di Massimiliano Sforza per ritornarvi nel 1516 ed i gonzaga loro alleati ne approfittano per fare propri Casteldidone, Piadena, Casalmaggiore e Calvatone.
Il dominio dei Gonzaga sopra Casteldidone dura fino al 1525, quasi nove anni, fino allo scontro frontale fra Francesco I e Carlo V a Pavia con la pesante sconfitta dell'esercito francese. Casteldidone torna con Cremona sotto Milano.
Per il nostro paese finalmente un periodo di respiro con la ricostruzione della borgata ed un pò di pace.
I conti Schizzi nel 1596 costruiscono un nuovo Castello fuori dal borgo cingendolo da fossato, mentre il vecchio diviene casa "casamentizia".
I due secoli seguenti segnano periodi di estrema decadenza e periodi di netta ripresa per la borgata di Casteldidone.
Nel contempo una calamità senza precedenti: la peste del 1630 di manzoniana memoria. Anche Casteldidone ne fu colpito con la perdita di almeno la metà della popolazione.
Tragico è l'anno 1648. Per scacciare gli spagnoli arrivano i Galli-Estensi al comando del duca di Modena, per la conquista di Cremona. Essi scorrazzano in lungo ed in largo tutta la provincia inferiore cremonese. Il paese più colpito è proprio Casteldidone. Si ha notizia che anche il Castello Schizzi viene rovinato e bruciato. Verrà ricostruito più tardi nel 1658.
Ritorna un pò di sereno nel secolo seguent, anche se i passaggi di truppe sono frequenti. Sta il fatto che nel 1735 viene ampliato e restaurato il Castello degli Schizzi.
Con Maria Teresa d'Austria e Giuseppe II di Casa d'Austria cessa l'era feudale vera e propria, ed ha inizio un periodo di ricostruzione e benessere. Passa la ventata rivoluzionaria della Rivoluzione Francese ed il dominio di Napoleone Bonaparte. Anche a Casteldidone lascia i suoi segni ma solo a carattere politico e sociale. Ritorna, con la famosa Restaurazione, nel 1815 Casa d'Austria. L'anelito di libertà ritorna negli italiani e dal 1848 al 1918 si compie il Primo Risorgimento Italiano.
Casteldidone dà il suo contributo alla sospirata lotta per l'indipendenza. Termina qui il carosello storico per lasciare il posto alla cronaca.
(da Casteldidone-monografia storica a.2000 don Palmiro Ghidetti parroco in Casteldidone)