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INTRODUZIONE

Il nome «Pieve» ha la
sua origine nella parola «PLEBS», usata, con l'avvento
del cristianesimo, per indicare la comunita dei
battezzati.
Papa Sisto III nella sua epigrafe volle essere definito:
«episcopus plebis Dei»; anche S. Ilario papa volle
definirsi: «HILARUS EPISCOPUS SANCTAE PLEBIS DEI».
Lo stesso S. Agostino defini il papa: «padre della
plebe cristiana... ».Il vescovo in antichita era
chiamato «archiepiscopo plebano» e la cattedrale
«plebium cathedrae».Ben si addice il nome plebs ai
cristiani, popolo di poveri, davanti a Dio; nessuno
cioe e nobile o patrizio, poiche ognuno
e bisognoso della Sua Grazia per essere salvato.
L'espressione «Plebae Christiana» ha avuto quindi un
significato preciso, la comunita dei battezzati,
successivamente fu usata per indicare anche la chiesa,
pieve come luogo di ritrovo per il culto e l'istituto o
Ente Chiesa; infine indico anche il territorio sul
quale quel popolo dei battezzati si era stanziato:
cosi si diceva la plebs di tale Santo. Per noi si
e arrivati alla denominazione di Plebe di San
Geminiano.
Il nostro comune di Pieve d'Olmi, riferendosi a questi
motivi storici, ha quale stemma una chiesa circondata da
Olmi; riconosce che la prima comunita deriva da un
gruppo di fedeli riuniti attorno ad una chiesa, in un
luogo in cui l'olmo e «principe» della
vegetazione.
Osservando dall'argine, la pieve sembra che vi siano case
strette attorno alla chiesa ed i cascinali un po'
staccati e non si capisce se una forza centrifuga li
allontana come su una giostra veloce, oppure una forza
centripeta li avvicina; cosi la gente di Pieve a
volte e vicina col cuore e cerca di essere una
comunita di persone, a volte invece, sembra
allontanarsene: il suo destino e la sua vocazione sono
chiari ... la realizzazione difficile...
IL TERRITORIO DI PIEVE
D'OLMI

Il territorio di Pieve
d'Olmi si trova a sud-est, a 5 miglia da Cremona (8 Km.
circa in linea d'aria) sulla strada bassa per
Casalmaggiore.
Il termine bassa non e improprio: infatti ha
piu di un significato e tutti sono pertinenti.
Puo essere inteso come strada verso sud, in basso
rispetto a Cremona, guardando la cartina geografica;
pero puo essere zona «bassa» perche
povera rispetto all'alto cremonese: cosi e
stato nel corso della storia, ma soprattutto e
strada bassa di Casalmaggiore perche si trova in
basso dal punto di vista altimetrico, addirittura sotto
il livello del Po. Statisticamente risulta che Rivolta
d'Adda, ultimo comune a Nord, in provincia di Cremona,
e 101 m. sul livello del mare, Cremona e 41
m., Cicognolo 44 m., Piadena e Casalmaggiore 34 m.,
sempre sul livello del mare.
Pieve d'Olmi e nel basso cremonese, e vicino
al Po, i suoi confini a Sud sono costituiti appunto dal
Po.
Il territorio della Provincia di Cremona, sito in pianura
Padana e completamente di origine alluvionale, ma
puo essere distinto, senza essere generici, in due
parti: l'alto cremonese ed il basso cremonese. Il
territorio dell'alto cremonese, ricco di acque non
e comunque soggetto ad impaludamenti, essendo
naturalmente inclinato (vedi altimetria precedente) verso
sud e poiche la sua composizione o costituzione
mineraria e sciolta e permeabile. Nelle zone Nord
non e quindi necessaria la dotazione di canali di
scolo per lo smaltimento delle acque, ma solo di canali
per l'irrigazione. Durante le fasi «dacquatorie»
(d'irrigazione) l'acqua viene facilmente assorbita dal
terreno, lo stesso avviene nelle stagioni piovose. Se poi
la pioggia fosse persistente, sono gli stessi canali per
l'irrigazione che fungono da canali di scolo. Non
c'e mai stato bisogno di bonifiche nel territorio
dell'alto cremonese. Infatti la linea di massima pendenza
corre da Nord a Sud, fino a Cremona, ma li giunta piega
verso Est e s'incunea fra i corsi del Po e dell'Oglio.
(Quasi in corrispondenza della Via Postumia attuale).
Si capisce come le acque provenienti dal Nord, qualora
non siano opportunamente incanalate, vengano ad
impaludare le nostre zone, considerato che i materiali
detritici che compongono il substrato alluvionale sono in
prevalenza limosi ed argillosi, difficilmente permeabili
(vedasi il terreno della Ca' Rossa e dintorni).
Se queste differenze tra l'alto ed il basso cremonese al
nostro secolo non e facilmente riscontrabile, salvo
alcuni terreni tenuti a dorso di mulo per far defluire le
acque, precedentemente la differenza era marcata per le
diverse coltivazioni e la struttura paesaggistica.
Infatti la zona settentrionale dal 1400 in poi era ben
irrigata dai canali Naviglio Civico e Pallavicino ed era
agronomicamente sviluppato, i prodotti erano copiosi
mentre al Sud c'erano molte paludi e «non s'adaqua e se
non ci fossero li arzini che si mantengono dentro al Po
et Olio se inondaria le mitta di quelle parti et di
sotto.» questo risulta in un documento dell'Epoca di
Carlo V (1551) ed altri simili.
Si puo immaginare di tracciare una linea da Stilo
de' Mariani, Cappella Picenardi, Derovere, San Lorenzo
Mondinari, San Salvatore, Tidolo, Pieve d'Olmi, Forcello,
Lagoscuro e Gerre Caprioli e notare come, nei secoli
scorsi, Vi fossero ad Ovest molti campi adacquatori con
rendite notevoli, mentre nel paese inferiore ad est le
acque dimezzavano i prodotti ristagnando sulle sementi. A
Ovest i campi erano livellati, a Est avevano colmi
centrali per fare defluire le acque, ma ai coltivi del
Nord si sostituivano pascoli, lame, e zone alberate o
avitate (viti che offrivano poca resa pero).
Insomma nel passato al Nord «li signori seriolanti
s'arricchivano e li poveri arzenisti del sud (anche gli
olmesi) vivevano di stenti e piu d'una volta i
carri carichi di grano e di miglio partirono dal
settentrione della provincia per sfamare «quelli della
bassa ... ».
Cio non umilia i Pievesi, ma ingigantisce il merito
di chi ha vissuto su questa terra e l'ha conquistata con
immane fatica. La situazione non deve essere rimasta
tanto negativa per molti anni ancora, poiche nelle
carte del Catasto Teresiano del 1723 gia figurano
gli attuali canali d'irrigazione: Pozzolo, Gazzolo,
Dosolo, Silvella, Gambina ed altri minori.
CLIMA

Dopo che si e parlato di
territorio, non e possibile tralasciare di parlare
del clima, che comunque ha un incidenza notevole sulla
vegetazione, sulle attivita e la vita delle persone
che in quel territorio abitano.
E' noto a tutti il rapporto d'interdipendenza
vegetazione-clima a motivo dell'opera regolamentativa
delle piante circa l'umidita dell'aria e
l'evolversi repentino delle situazioni atmosferiche.
Ai nostri giorni mancano, rispetto ai tempi trascorsi,
molti alberi sul territorio, (forse per questo soffriamo
molto l'umidita, l'afa estiva e assistiamo a
fenomeni di scomparizioni delle stagioni: si passa
dall'estate all'inverno e viceversa, quasi che le fasi
intermedie (autunno e primavera) dell'anno fossero
scomparse.
Anche l'uomo che opera sul territorio quindi contribuisce
a variare il clima e l'«Effetto serra» che pare causato
dall'inquinamento, cosi come il «Buco dell'Ozono
nell'atmosfera», sono conseguenze delle sue scelte.
Operando sulla vegetazione, l'uomo modifica anche il
clima.
Se questo e facile oggi da capire, bisogna comunque
riconoscere che forti variazioni climatiche sono
riscontrabili nel nostro territorio anche nel corso della
Storia, quando l'uomo non si era ancora conquistato
quella fetta di potere che ora, pare, gli compete.
E' quasi certo che tra il 300 a.c. ed il 400 d.C.,
periodo corrispondente all'eta romana ci fu un
regresso dei ghiacciai ed un innalzamento minimo (1,5')
della temperatura e una conseguente diminuzione della
piovosita, con variazioni nelle coltivazioni per
quanto riguarda le nostre zone.
Avvenne nel 218 a.C. la fondazione di Cremona, per
difendersi dall'invasore Annibale e la costruzione di una
strada lungo il Po da Cremona a Viadana, per proseguire
fino a Brescello, Reggio, Modena e Bologna. Proprio in
quel periodo l'impaludamento era rninimo rispetto ad
altri periodi.
Tra il 400 d.C. e l'800 a.c. sopraggiunge un periodo
«fredaio» segnato, secondo gli studiosi, dall'avanzata
dei ghiacciai, dell'aumento della piovosita,
soprattutto nelle nostre zone, e dalla diminuzione delle
temperature.
Quindi anche la vegetazione subi delle variazioni
notevoli.
Poi si alterno un periodo piu asciutto ed un
po' piu' caldo tra l'800 ed il 1200 d.C. ed il questo
periodo avvenne l'insediamento dei frati a Lagoscuro e la
prima bonifica a Pieve d'Olmi, che pure in alcune zone
era abitato precedentemente. Ed anche in fasi successive
assistiamo a queste piccole variazioni di l' o 1,5' di
temperatura e manifestazioni climatiche, ma l'uomo, anche
a Pieve d'Olmi, aveva imparato ad usare il territorio, a
«comandare» in un certo senso il corso dell'acqua.
Nel libro «Natura e Ambiente nella provincia di Cremona
dall'8' al 19' secolo, da cui sono stati presi questi
brevi appunti, si parla di una breve era glaciale tra il
1600 ed il 1850; e negli appunti di un sacerdote di
Tidolo, del 1700, tale don Galli, di cui parleremo
piu avanti, si trova conferma. Egli appunto
sul suo diario che il Po rimase ghiacciato in vari anni,
nella fredda stagione, e che si poteva attraversare con
carro e buoi, talmente alto era lo spessore del ghiaccio.
Cio avvenne anche nel 1800.
CENNI SULLA VEGETAZIONE

Dopo alcune informazioni
sul clima, che meriterebbe ulteriori approfondimenti,
eccoci alla vegetazione, che ha un'influenza notevole
sulla vita delle persone che vivono in un determinato
luogo. Anche riguardo a questo argomento e
reciproca l'influenza con l'uomo.
Egli puo modificare la vegetazione e questa
puo incidere sul modo di alimentarsi, di costruire,
entrando in una catena in cui non sono da escludere gli
animali. Pure la vegetazione non e assolutamente
stabile, vuoi perche e variato il clima, vuoi
perche l'uomo ha, piu o meno
inconsapevolmente, apportato mutazioni nel trascorrere
dei secoli.
Gia alla fondazione di Cremona il territorio era
descritto dagli storici romani come ricco di vegetazione
fiorente e prosperoso e molti cereali e carne di maiale
impinguavano gli abitanti di Roma e i banchetti patrizi.
Poi nel III e IV secolo d.C. gli aggravi fiscali
intollerabili provocarono il progressivo abbandono delle
terre e l'espandersi delle zone incolte e boschive,
cosicche durante il dominio Longobardo e nei
periodi successivi l'«Economia Agricola» quasi
scomparve e in zone rivierasche del Po estesero il loro
dominio la selva, la sodaglia, la palude, soprattutto
perche i pochi rimasti non riuscivano, con la sola
forza delle braccia, a contendere spazi per la
coltivazione (Natura e ambiente nella Provincia di
Cremona dall'VIII al XIX secolo).
Sempre la stessa fonte, arricchita da ottime citazioni
bibliografiche, ci da informazioni sulla situazione della
zona cremonese, compreso il territorio di Pieve d'Olmi,
circa i caratteri ambientali dell'VIII, IX e X secolo,
che ci riguarda direttamente per l'origine della
Parrocchia.
In documenti dell'VIII secolo si parla di «carte cum
orto, campis (campi), vineis (vigneti), pratis (prati),
pascuis (pascoli), silvís astolaris (boscaglie con
arbusti e pali), rivis cum paludibus (rive con paludi),
cultum et incultum, ma cum pomiferis et infructuosis»...
C'era dunque notevole varieta di modi per sfruttare
il terreno. Risulta quindi che le zone incolte avevano la
preponderanza e comunque servivano agli abitanti della
zona quanto quelle coltivate. Anche l'incolto, essendo
scarsa la popolazione, era un'area tenuta per le
necessita dei «pochi» che vivevano sul
territorio.
La «silva» era zona di alti alberi, quasi
impenetrabile, zona di caccia tuttalpiu, ed
intoccabile se non dai «signori proprietari» che ne
usavano eventualmente per costruzioni. C'era pero,
vicino ad essa una «silva minores» da cui si ricavavano
soprattutto «pali», «astoriae» (necessarie per
recinti, capanne, per attivita dell'«ortus» anche
ai nostri giorni capita di vedere persone con la fascina
di pali sulle spalle, che torna dalle campagne) e per
avere fogliarne come nutrimento per gli animali.
Esistevano «silvae minores» con alberi ad alto fusto,
tipo ippocastani, per il nutrimento di animali.
Anche la quercia era assai diffusa, vari tipi di querce,
ad «saginandum porcus», (per nutrire i maiali),
Sussistevano pure pascoli naturali con arbusti vari.
Secondo i documenti e considerato il clima, l'ambiente e
la vegetazione attuale possiamo dare per certa la
presenza di olmi, frassini, carpini, aceri, ippocastani,
querce, robinie, ontani, pioppi, oppi, salici, bagolari,
platani, tigli... (il gelso fu introdotto
successivamente).
Assai interessante e notare, come la stessa opera
cita minuziosamente (Natura e ambiente ... ) la
concomitanza tra il variare del clima e la riduzione
della zona boschiva nel territori del cremonese,
soprattutto nelle zone rivierasche del Po. L'opera
dell'uomo incise particolarmente su queste mutazioni
poiche la ripresa della vita nelle campagne
richiese nuove terre coltivabili; le costruzioni d'ogni
tipo «favorirono il disboscamento», la stessa
attivita d'allevamento di porci e bestiame, che
usava il pascolo come metodo fondamentale, provoco
la scomparsa di vegetazione; infatti il grufolio dei
maiali scalzava plantule ed inibiva la germinalita
delle ghiande, poi gli stessi maiali mangiando i frutti
impoverivano il quantitativo dei semi.
I nomi delle piante presenti nel territorio arricchiscono
la toponomastica della zona.
Le zone tipo «Roncalies», in roncoras qui dicitur
Logobardorum, (Roncole di Longardore) derivano da
roncare=dissodare e risalgono a quei tempi, prima
dell'anno 1000.
Gaglio - Gagliolo - Gazolo (Gazzo) derivano da Gahagi (di
origine Longobarda) che significava zona boschiva
riservata. Silva - Silvella sono toponimi presenti nelle
nostre zone, sono localita ancora sussistenti.
Ma piu ancora accessibili sono i toponimi derivanti
dalle querce, cioe dalle rovere: duo robori
DEROvere, dalle Quercus Cerris - Cerreto, S. Pietro in
Cerro; dal Salice «El Sales», Saliceto; dal «Populus
Canescens», da cui deriva Tidolo, vocabolo usato anche
oggi sul cremasco per indicare quella pianta, da Ulmus,
da cui derivano Ulmeneta (Olmeneta), San Michele in Ulmus
(San Michele Sette Pozzi), tra l'altro appartenente alla
Porta San Lorenzo (Via XX Settembre attuale), a Pieve
d'Olmi; e cosi da altri alberi o piante sono
derivanti i nomi di varie localita.
Le zone paludose davano origine a particolari piante: se
«Canneto», dopo Piadena, ci richiama l'esistenza di
canne, ma e un po' lontano, Caretulum, l'odierno
Carettolo di Bonemerse, gia comune confinante con
San Fiorano, appartenente a suo tempo alla Parrocchia di
Pieve d'Olmi, fa riferimento alla presenza di piante di
«carici» che crescono vicino ad acque paludose, o acque
a lento flusso.
Questo per quanto riguarda direttamente la storia agli
inizi, ma sarebbe certamente interessante vedere
l'evolversi continuo della vegetazione nel nostro
territorio secondo le esigenze, la competenza acquistata
nel corso dei secoli e le necessita economiche.
Perche e scomparsa la coltivazione della vite
a Pieve d'Olmi?, perche non ci sono piu i
filari dei pioppi intorno ai campi?, queste ed altre
domande sono stimoli per conoscere, ricordare, capire e
scegliere il futuro.
NOTE
SULLA FAUNA NEL TERRITORIO DI
PIEVE D'OLMI

E' certo che nelle boscaglie che
occupavano il territorio vivevano i lupi o perlomeno
predavano nelle stagioni invernali. Piu di un
documento attesta la loro presenza: quando si menzionano
ricompense da parte delle autorita per ogni lupo
catturato e c'era chi, in tempi lontani, viveva con le
ricompense accumulate cacciando i lupi. (Vedi anche i
toponimi tipo Ca' del lupo a Pieve Delmona o San Giacomo
Lovara - da «Iovaria», cioe zona di lupi).
Certa e pure la presenza quindi di grossi ungulati
nelle zone boschive e silvestri: cervi, caprioli,
cinghiali. Infatti le Provvisioni della Gabella Magna di
Cremona, nel 1299, ancora parlavano di «porci e caprioli
selvatici» come normale selvaggina da vendersi sul
mercato cittadino.
Ancora nel 1800, secondo uno studio di Riccardo Groppali,
il nostro territorio offre una gamma faunistica
ricchissima che va dalle varie specie di insetti, ai
pesci, agli uccelli, agli anfibi e rettili, ai mammiferi.
La fauna si e notevolmente ridotta in seguito al
disboscamento.
Dispiace non potere approfondire il discorso sulla
«bella d'erbe famiglia e d'animali» per ragioni di
spazio e di stampa.
PRIMA DEL 990

La nostra immaginazione, dopo le brevi
considerazioni sulla flora e sulla fauna, ci portano a
meravigliosi tramonti sul fiume in quei lontani tempi in
cui l'estate allungava sulla distesa delle acque, come su
di un lago, la luce; e dai canneti degli stagni si
procedeva alla vergine vegetazione simbolo di terra
generosissima. Piu lontano dal fiume, un folto
bosco di olmi intensi diceva la sua ricchezza di questa
zona da esplorare e da sfruttare. Immenso quadro di
colori per i poeti e i mistici, luogo sognato dai
pescatori, zona ideale del cacciatore che qui trovava
naturale parco di riproduzione della selvaggina ed il
passo degli uccelli emigranti, paese malsano per la
malaria e l'umidita che le nebbie e gli stagni del
fiume favoriscono, ma soprattutto terre feconde che il
contadino arrivera a bonificare e a coltivare.
Certo quel paesaggio attiro uomini primitivi
all'eta del Bronzo (4.000-1.000 a.C.) poiche
a S. Fiorano del Palazzo, durante lavori furono rinvenuti
nel 1960 reperti risalenti a quel periodo (Vedi Cremona
- Momenti di Storia cittadina di Bertinelli Spotti e
Mantovani-Comune di Cremona 1985 alla pagina 25).
Suddetti abitanti erano in contatto con gli abitanti di
Piadena o del Modenese, cosi conferma lo studio dei
reperti effettuato dal Prof. Pontiroli, direttore del
Museo Civico di Cremona.
Probabilmente, gia all'epoca della fondazione di
Cremona (218 a.C.) c'erano insediamenti di piccole
comunita nella zona. Comunque gli Etruschi ed i
Romani avviarono lavori di arginatura del Po nel IV e III
secolo a.C.
Sopra lo stesso argine (di modesta entita) i romani
avevano costruito una strada nel periodo in cui erano in
lotta contro Annibale che stava invadendo l'Italia. La
strada aveva un'eccezionale importanza strategica
poiche da Cremona si arrivava a Casalmaggiore,
Viadana, Brescello, fino a Reggio, Modena e Bologna.
Anche dopo la nascita di Cristo gli abitanti della zona
erano adoratori di tante divinita e con molta
probabilita tenevano tra gli dei tutelari Mefite,
divinita dei luoghi malsani e paludosi, alla quale
presso Cremona era dedicato un tempio, come ricorda lo
storico romano Tacito.
A quei tempi la campagna era distribuita nei Pagus: vasti
territori corrispondenti agli attuali distretti,
dipendenti dalle citta, e c'era il vico (borgo,
villa, paese, capoluogo) che era l'abitato del pagus di
tutto il distretto campestre (che oggi corrisponde al
comune); che aveva sotto la propria giurisdizione
territoriale ville e cascinali distribuiti attorno.
Soltanto nel vico veniva messo il sacerdote con
giurisdizione parrocchiale, e non in ogni villa o
frazione. Il vico era il paese piu popoloso e
piu importante di una determinata zona (comune) ed
era il capoluogo del distretto campestre cioe del
pagus. Soltanto in tempi molto recenti anche le piccole
frazioni otterranno una propria autonomia parrocchiale ed
avranno un proprio parroco.
Nessuna parrocchia puo vantare l'antichita
della parrocchia di Pieve d'Olmi.
Al contrario a tutte le parrocchie limitrofe possiamo
documentare la filiazione della matrice: della vecchia
nostra Pieve. Questo possiamo affermare a Stagno, a S.
Daniele, a Sospiro, a S. Michele Sette Pozzi, a Sommo, a
Pugnolo, a Tidolo, a S. Salvatore, a Longardore, a
Brancere, a Isola Pescaroli.
Circa l'origine della parrocchia bisogna rifarsi a S.
Geminiano che e divenuto il Patrono ed il titolare
della Pieve.
In mancanza di documentazioni valide, si possono fare
solo tre supposizioni, convalidate dalla tradizione:
a) Nel 610 moriva il vescovo di
Cremona Desiderio I modenese. Era arrivato a Cremona
che l'aveva trovata devastata e disabitata. Era
infatti stata arsa e distrutta il 21 agosto 603 dal
re longobardo Agilulfo. Il vescovo che al tempo della
distruzione della citta ne teneva il governo
spirituale era fuggito secondo tradizioni
nell'attuale Sesto. Non sarebbe lecito pensare che
sia stato proprio il nuovo vescovo Desiderio
modenese, che, per devozione al Santo della propria
citta natale, abbia fondata la nostra Pieve
dedicandola a S. Geminiano.
b) 0 dobbiamo invece attendere un
altro vescovo pure oriundo da Modena, per
attribuirgli questo merito? Ne verra infatti un
altro nell'816 e sara proprio Malfredo o
Waldolfo. Questi avendo parteggiato col vescovo di
Milano per Bernardo re d'Italia, contro lo zio
Lodovico il Pio, fu deposto, fu poi chiuso in carcere
in un monastero dove poi mori'. Le circostanze che si
raccontano intorno a questi due vescovi sono tali da
lasciar tempo di concedere attendibilita alla
supposizione della nascita della Pieve da uno di
questi vescovi. Dall'altra parte chi di altri avrebbe
portato in Diocesi di Cremona, in questi tempi
remoti, la devozione di un Santo modenese.
c) C'e una terza soluzione
attendibile e forse la piu prossima
all'attendibilita. Abbiamo detto che la chiesa
di S. Martino in Lagoscuro del 990 e di
proprieta dei monaci di Nonantola. Non sarebbe
abbastanza facile attribuire la fondazione della
nuova Pieve di S. Geminiano a questi monaci, nel
territorio di loro giurisdizione (Lagoscuro e
in territorio di Pieve d'Olmi fino al 1879) sotto la
protezione del Santo della loro citta di
provenienza? (Nonantola infatti e presso
Modena).
ORIGINE DELLA PIEVE

Lo storico Astegiano nei suoi volumi I
e Il evidenze le situazioni storiche nel cremonese nei
vari secoli, e fa un elenco dei documenti riguardanti la
vita della Diocesi di Cremona. Egli, riguardo al X
secolo, fa notare la relativa pace del periodo, la
mancanza di grosse pestilenze e un conseguente e notevole
incremento della popolazione. Olderico Vescovo di
Cremona, dal 973 al 1004, d'origine francese, nota queste
situazioni sociali positive e si preoccupa di dare un
lavoro, terra da coltivare alla gente per evitare l'ozio
ed eventuali carestie. Egli si affida ai Benedettini
dell'Abbadia di Nonantola, nel modenese, conoscendo le
abilita maturate nel tempo dall'ordine che aveva
ormai esperienza secolare, e la fedelta alla
Chiesa. Non solo Lagoscuro, ma molte terre rivierasche
del Po e dei suoi affluenti, furono affidate ai
Benedettini che avevano gia una residenza in
Cremona, dove si trova oggi la Basilica di San Lorenzo,
sconsacrata attualmente, collaterale a Via XX Settembre,
e periferica alla citta di quei tempi.
Il vescovo di Cremona, a quei tempi, per concessione
imperiale, era pienamente responsabile, padrone diremmo
noi, per dare efficacia all'idea, della citta e di
tutto il territorio nel raggio di 5 miglia (á.000
metri). Spesso questi vantaggi e poteri temporali furono
contestati dal «Gastaldi di Sospiro e di Sesto
Cremonese, (siti a 6 miglia da Cremona: Sex-pilas=6
miglia, Sesto=6 pietre miliari) ma l'imperatore a quel
tempo sempre confermo quei benefici.
I frati quindi agirono in piena liberta, sotto la
protezione del Vescovo, costruirono l'Abbazia di cui
restano ancora tracce ai nostri giorni, a Lagoscuro,
cascinale con chiesa, tra Stagno Lombardo e Pieve d'Olmi,
cosi nominata per un lago, in parte ancora
presente.
G. Bresciani, storico del 1600, su un suo volume
manoscritto, depositato presso la Biblioteca Governativa
di Cremona, fa risalire l'origine di Lagoscuro al 990.
Fu in quel periodo che i frati avviarono l'opera di
rievangelizzazione, partendo dall'esigenza di unire la
gente del luogo in una comunita, in una pieve,
gente che fino a allora viveva di caccia e di pesca,
sparsa sul territorio, in umili capanne, forse tentando
qualche coltivazione, come all'epoca romana, prima della
decadenza dell'impero e dell'invasione dei Barbari.
Probabilmente alcuni piccoli centri esistevano gia
prima del 990, visti i ritrovamento preistorici,
l'esistenza del Gastaldato imperiale di Sospiro, e
considerate le ipotesi del Cavitelli, altro storico
Cremonese, che riporto nei suoi «annales» la
storia di Giovanni Baldesio e Berta di Cremona, che fa
risalire l'origine di Pieve d'Olmi al IV secolo d.C.;
trattavasi pero di proprieta di signori, che
difficilmente risiedevano sul posto, ma vi tenevano i
servi ed i «contadini».
San Fiorano, piu importante della stessa Pieve fino
al 1700, anche se sotto la giurisdizione parrocchiale di
Pieve d'Olmi, e spesso riportato in antiche carte,
cosi come Lagoscuro.
Nel Xll secolo a Pieve d'Olmi si stabiliscono gli
Umiliati dell'Abbazia di S. Abbondio di Cremona; i monaci
si resero benemeriti continuando la bonifica dell'Agro e
impiantando una delle piu antiche «Spezierie» che
la storia lombarda conosca.
Pieve d'Olmi partecipo attivamente alla gloriosa
attivita comunale del XII secolo. In un documento
latino dell'epoca si fa infatti menzione di 9 «Lomines»
della localita che presero parte alla battaglia di
Legnano vinta dai collegati contro Federico Barbarossa.
Comunque Pieve d'Olrni ha un nome particolare, rispetto
agli altri luoghi e villaggi che sorgono dalla palude,
dalle acque, dai boschi, dai sassi, dalle sabbie e dagli
uccelli del luogo: e chiamata Pieve, perche
destinata ad essere centro di aggregazione e d'unione di
gente. Gli altri luoghi del posto sono: Bosco ex
Parmigiano, Stagno, Bonemerse (da bona emersa, cioe
beni o ricchezze o terreni emersi o riscattati dalle
acque), Sommo con Porto (da sommita, posto
elevato), Isola Pescaroli, Motta (da fango in lingua
dialettale o da motto che in lingua dialettale significa
posto elevato). Gli stessi cascinali che sorgono in
queste zone portano la maggiore parte nomi che tradiscono
la stessa derivazione: Cornacchino o Ca' del Bosco,
Cornacchio, Ca' del Codolo (cedolo in dialetto e sasso in
italiano), Gerolo (sasso, ciottolo o ghiaia), Morta
(luogo di acque stagnanti), Lagoscuro, Cantarane, le
Chiaviche, le Selvatiche, Sabbioni.
Altre notizie, riguardante la storia di Pieve d'Olmi
dell'alto Medio-Evo, non ne abbiamo.
L'archivio della parrocchia riporta i nomi dei parroci,
risalenti al 1441: si comincia con tale Don Luchino De
Stradivertis.
VISITE
PASTORALI A PIEVE D'OLMI NEI
SECOLI

6 settembre 1567: nei documenti di
questa visita (fatta dal vescovo Nicolo Sfondrati
che sara cardinale e futuro Papa) si legge che la
chiesa di Pieve d'Olmi e matrice di S. Daniele, S.
Salvatore, Tidolo, Sospiro, S. Michele Sette Pozzi.
28 luglio 1572: in questa visita, fatta
dallo stesso vescovo, si legge che il parroco deve
lamentare che i fedeli portano armi sul cimitero (che
circondava tutta la chiesa) e fanno strepito sul
«Piazzolo qui vicino, tale, che impediscono li divini
Offizi». Vengono visitate anche le chiese di S.
Bartolomeo a Ca de' Stavolis, di S. Fiorano che
«E' in malo stato e minaccia rovina», di san Martino a
Lagoscuro. 22 maggio 1599: visita del cardinale Cesare
Speciano alla parrocchia; la chiesa di San Fiorano ha una
epigrafe sul marmo, dalla quale risulta un altare
consacrato nel 1149 nel novembre da Curio Monoberto
(vescovo che fu scomunicato parteggiando per Federico
Barbarossa contro Papa Alessandro III) vuol dire che la
vecchia chiesa di S. Fiorano nasce proprio nel tempo in
cui si costruisce il duomo di Cremona. Era a tre navate.
L'aveva appena messa a posto Camilla Ariberti cremonese.
Nello stesso giorno e visitata anche la chiesa di
S. Bartolomeo a Ca de' Staoli «che decisi
edificata da una famiglia De Fatis Staolis o da uno della
famiglia De o Donis». 25 agosto 1614: tra i vari decreti
di Sacra visita si ordina, tra l'altro, che «alle
sepolture si provveda con suo coperchio doppio col suo
incastrino per ovviare alle esalazioni fetenti che ne
uscisero e particolarmente la estate».
6 aprile 1699: nei documenti storici di
questa visita appare per la prima volta la chiesa di S.
Gaetano a Ca de' Staoli. Infatti questa chiesa che
ancora sussiste era stata innalzata nel 1689.
7 ottobre 1723: la visita pastorale
avviene mentre sono in corso opere di riforme nella
chiesa specie al presbiterio. La chiesa allora era molto
piu piccola dell'attuale, mancando delle ultime due
arcate aggiunte solo all'inizio del 1800. Viene visitata
anche la chiesa di S. Fiorano, che era stata appena
costruita dalle fondamenta e portata a piu eleganti
forme dal marchese Bartolomeo Ariberti e benedetta il 22
luglio 1722 dal vescovo Alessandro Litta.
La parrocchia conta 1450 abitanti.
Dal 1808 al 1818 per opera
dell'arciprete Don Giuseppe Cerini vengono realizzati i
seguenti grandi lavori di ampliamento della chiesa
parrocchiale: prolungamento di due arcate, allungamento
del coro, acquisto di un nuovo altare maggiore. 23 maggio
1821: dai documenti di questa visita risultano
proprieta della chiesa il Remitello e la Casella
(incamerati poi dallo stato nel 1866).
31 ottobre 1875: visita pastorale di
Mons. Geremia Bonomelli. La popolazione e di 3.000
anime tutta agricola e dispersa. Vi e una
societa operaia fondata da chi si atteggia a
repubblicano.
LA
GRANDE PESTE DEL 1630 A PIEVE
D'OLMI
(sotto
il re di Spagna)

Spentasi con la morte del duca
Francesco Maria la famiglia degli Sforza (1535) Carlo V
di Spagna cedette come feudo il ducato di Milano con
tutto il territorio annesso, e quindi anche Pieve d'Olmi
al figlio Filippo Il, dando cosi inizio alla dominazione
spagnola che si protrarra per 170 anni.
Pieve d'Olmi, stremata dalla guerra, dalla fame, dalle
malattie e dagli innumerevoli pesanti balzelli, aveva
subito con rassegnazione il nuovo cambio di padrone,
accettando le tribolazioni di ogni giorno con una
estenuante indifferenza.
La diminuita popolazione, la decadenza dei commerci, la
minore importanza strategica di Cremona, avevano favorito
il sorgere di un estenuante torpore che adattava gli
animi a qualsiasi cosa, pur di evitare nuove avventure.
Solo cosi si puo spiegare la passiva
rassegnazione con cui tutta la citta del ducato di
Milano soggette agli Spagnoli accettarono le angherie di
vari signorotti locali, che, protetti dalla
autorita dei governanti, manipolavano la legge a
loro talento, infischiandosi delle numerevoli grida di
manzoniana memoria.
I feudatari di Pieve d'Olmi erano, a quei tempi, i
marchesi: Delle Mele (Meli) a Malgarida, Amidani a S.
Fiorano Sup., Gagarotti al Bagarotto, Ariberti a S.
Fiorano del Palazzo, De Bisolati al Forcello, Alio a
Ca de' Ali, Croci a Ca de' Croci. Per farvi
un'idea della penosa situazione di quell'epoca, basti
leggere alcune pagine dei Promessi Sposi del nostro
Manzoni che con scrupolosa esattezza storica innesta nel
suo romanzo l'atmosfera del 600 e della dominazione
spagnola in Italia. I feudatari che vivevano nei loro
feudi, esercitavano piena giurisdizione fino al sangue;
dominavano la loro plebe da piccoli tiranni, con
estorsioni, pedaggi, tributi, fatiche, umiliazioni,
oscenita, prepotenze, ingiustizie e
brutalita. Avevano a personale difesa i piu
truci e spietati sgherri e bravi, i quali eseguivano ogni
rischiata e nefanda commissione, ed erano dal loro
signore premiati, ogni volta che riuscivano ad appagare i
suoi desideri. Oltre a cio i feudatari avevano nei
loro castelli prigioni, trabocchetti e pozzi con lame
taglienti, onde precipitarvi chiunque non avesse ubbidito
agli ordini esecrandi del truce e fiero padrone.
Basta scorrere i registri canonici dei morti della
parrocchia, per rendersi conto della facilita e
frequenza con cui si commettevano questi delitti anche a
Pieve d'Olmi.
Quando quei tirannelli uscivano a diporto per la
citta o per la campagna, erano sempre accompagnati
da servi e da bravi. Se uscivano sui loro cocchi erano
preceduti dai corrieri o lacche, e numerose
cavalcate annunziavano con grande rombazzo il venire di
un signore. Talvolta uscivano anche mascherati, sempre
liberali di insulti alla plebe avvilita. «La spada che
avevano disimparato a usare per la difesa della patria,
era al loro fianco presta ogni momento alle vendette
private: un insulto non si poteva tergere che col sangue,
in duello se fra pari e pari, se no pel bastone dei
servi».
Disprezzo delle leggi, baldanza dei cechi privilegiati e
tracotanza di chi sapeva schivare le leggi portarono a
tristi conseguenze. «Gli antichi costumi domestici si
alterarono; si diffuse il fasto senza ricchezza;
l'orgoglio senza franchezza; l'ambizione senza pubblica
virtu, inerzia senza riposo, avventure senza gloria
... miserie senza compianto.
Allora la ragione era per il piu forte e
l'innocenza sempre in pericolo di essere oppressa;
sfacciata era la scostumatezza, trionfante la prepotenza,
arenata l'industria, inosservata la giustizia, ed il
volgo fu educato a prostrarsi silenzioso e stupido, sotto
l'estremita dei suoi mali».
Proprio, per colmo di sventura, in questo triste periodo,
scoppio in tutta la Lombardia la famosa peste del
1630. Si tratta della peste descritta con tanta arte dl
Manzoni. Nel cremonese i primi casi si manifestarono
verso la fine del febbraio. Il Grandi afferma che
piu di due terzi dei cittadini di Cremona morirono
per la peste e per la carestia in questi anni. Piu
di 16.000 cittadini morirono in Cremona. Aveva fatto
irruzione nel cremonese un numeroso esercito di spagnoli,
di fiamminghi, di lombardi e di napoletani per la guerra
mossa da Carlo Emanuele di Savoia e da Gonzales di
Cordova, governatore di Milano contro il duca di Mantova
nel 1628. Causarono distruzioni e segui la carestia e
saccheggi.
Di qui sfocio la peste.
A Pieve d'Olmi il 31 marzo si era
trovato una bambina morta su di un fienile di Lagoscuro
con il fratellino pure morto accanto, che giravano in
cerca di elemosina. Ma non si puo assolutamente
arguire che questo sia stato l'inizio dell'epidemia ed
effettivamente in Pieve d'Olmi ebbe inizio il 6 giugno
1630 a S. Fiorano dal Sig. Bagarotti con un servo dei
signori, che fu «sepolto senza esequie per la
contagione, e senza sacramenti».
Nel mese di giugno per «contagíone» muoiono 21
persone, tra le quali anche Battistino Stefan dell'Ill.mo
Sig. Marchese Ariberti a S. Fiorano, di 17 anni e
Caterina moglie di Marchese De Bisolati abitante al
Forzelo, sepolta senza sacramenti essendo morta di
contagione allimprovviso di anni 55.
Nel luglio morirono di peste 69 persone. In una stessa
casa, nello stesso giorno, muoiono 4 persone: padre e tre
figli a Farfengo.
Il 27 luglio muore pure il Cav. Cesare Amidani abitante a
S. Fiorano d'anni 60.
Nel mese d'agosto l'arciprete nei registri dei motti
elenca 20 rnorti di contagio e poi, vedendo che non gli
rimane tempo e possibilita di seguire ordinatamente
la registrazione regolare con dati di paternita e
luogo di morte dei colpiti, si accontenta di un elenco
affrettato e riassuntivo che va dal 25 agosto al 4
settembre.
Poi non ci sono piu morti di contagione. E' cessata
la peste. Un autore descrive la desolazione di questi
giorni: «alcune giandusse (ghiande) dei carboncelli, dei
bubboni che apparivano nelle parti piu deboli e
delicate del corpo e una leggera febbre davano inizio del
crudo malore, e toglievano la vita in meno di un giorno
chi ne veniva attaccato...
Spesso i moribondi si immischiavano ai morti... Le case
degli appestati erano immantinenti chiuse.
Le contrade sbarrate e tolta ogni comunicazione. I
delitti i piu atroci si moltiplicavano al crescere
delle calamita. Quanto piu infieriva il
flagello, tanto piu trionfava l'iniquita;
dappoi che rimanendo chiusi i tribunali, nessuno poteva
porvi freno. I monatti il cui vestito ed aspetto metteva
ribrezzo, dominavano ovunque. Il clero con alacrita
concorreva a prestare i soccorsi spirituali e a porgere
ai miserabili appestati quel nutrimento corporale che la
carita cittadina loro somministrava, ma tutti non
ne potevano fruire; moltissimi morivano di fame,
d'affanno, di disperazione. Si fecero processioni di
penitenza, preghiere, limosine, digiuni, voti e promesse
per placare la giusta collera divina. E quando a Dio
piacque cesso finalmente il tremendo flagello,
restando vivi solamente orfani, orbati ed derelitti di
ogni condizione, eta e sesso».
Mori in questa occasione, pure di peste, anche quel
certo Ottavio De Guazonibus che lascio
allarcipretura di Pieve d'Olmi la prebenda che
costituisce il beneficio parrocchiale della parrocchia,
situato proprio in S. Lorenzo Guazzoni, di cui certamente
il benefattore di cui rimane solo il nome in un documento
della visita pastorale del 1639 era signore e feudatario.
Quando i superstiti di Pieve d'Olmi, passata la tremenda
bufera, poterono contarsi, certamente avranno ringraziato
il Signore per lo scampato pericolo.
Non sappiamo con esattezza di quanti abitanti sia
DIMINUITA. Abbiamo solo delle indicazioni approssimative,
notando che nella visita pastorale del 22 maggio 1599 la
parrocchia contava 795 fedeli, mentre passata la peste,
dopo 40 anni, nella visita pastorale del 16 agosto 1639
la popolazione e di 770.
Salira a 1237 nel 1673.
LA
GUERRA DEL 1647-1648
DICHIARATA A PIEVE D'OLMI

Dal 1634 al 1638 fu arciprete in Pieve
d'Olmi Don Francesco Candelauro di Stefani. Nell'archivio
di curia vescovile sono conservati interessanti documenti
che descrivono la chiesa, la casa parrocchiale, gli usi e
le tradizioni della popolazione. Sotto questa arcipretura
si ha il famoso assedio di Cremona del 1648 e la guerra
dichiarata proprio da Pieve d'Olmi per la difesa della
citta nel 1647, con le battaglie del Forcello e
Lagoscuro e S. Fiorano dove abita il marchese Gio
Battista Ariberti.
Una tragica guerra scoppio tra francesi e spagnoli.
Il funesto teatro di essa fu il Piemonte, il Monferrato e
la Lombardia superiore.
Il duca di Savoia, che prendeva parte alla guerra
favoriva ora i francesi, ora gli spagnoli, secondo
l'interesse che prevedeva. Il ducato di Milano (e Cremona
era sotto tale ducato) venne gravato di una imposta di
300.000 filippi per far fronte alla guerra che ben presto
si estendeva alla Lombardia inferiore. Francesco 1,
figlio di Alfonso III d'Este duca di Modena, fatta
alleanza coi francesi e savoiardi, e dichiarato
generale supremo dell'esercito, e decide la conquista del
cremonese. Si unirono le truppe alleate a Brescello, e,
valicando il Po a Dosolo, si impadronivano di Correggio
Verde, Pomponesco, Casalmaggiore. Cremona era senza mura.
Avuto avviso attraverso un corriere espresso, il
governatore dello Stato, che il nemico aveva passato il
fiume Po e avanzata verso Cremona, mando a Cremona
il Castellano di Milano Don Giovanni Vasquez Coronado per
decidere il da farsi. A Pieve d'Olmi il 25 settembre 1647
si riunisce il consiglio di guerra.
«Ivi fu discorso, e fra quei capi D. Luigi Poderico
generale della cavalleria di Napoli disse sopra di
cio con argomenti efficaci, e mostro con vive
ragioni doversi alla Maesta del Re N.S. conservare
citta di considerabile e ben affetta».
Si decise quindi proprio a Pieve d'Olmi la difesa di
Cremona. A Cremona furono percio nel brevissimo
spazio di 6 giorni innalzati ripari, scavate fosse,
atterrati alberi, diroccati borghi, tagliati ponti sul
canale lungo la strada detta Cerca, perche non si
accostassero i nemici.
Vari battaglioni di fanteria lombarda, napoletana,
spagnola, tedesca e cinque squadroni di cavalleria
vennero introdotti in Cremona che in un momento fu
provveduta di grano, munizioni, attrezzi militari. Saliva
intanto lentamente il nemico, depredando ovunque passava.
La milizia urbana prese le armi, e fu rinforzata da
parecchie schiere di contadini. Il I ottobre comparve
l'armata collegata in vista della citta con 12.000
combattenti. La sua avanguardia si pose nel convento di
S. Rocco de Frati Serviti (che allora esisteva in
via San Rocce). Le piogge dirotte che caddero per
piu giorni, e le acque disalveate che allagarono il
convento e le campagne vicine, obbligarono il nemico a
desistere dall'impresa di conquista della citta.
Al 6 ottobre, l'esercito francese si ritira inseguito
dagli spagnoli con a capo il Maestro di Campo Generale
con molti ufficiali e nobilta cittadina.
Raggiunge le retrovie francesi alle Ca Basse e
Forcello sono dagli spagnoli coraggiosamente investite. E
benche facciano gagliarda resistenza, rimangono sul
campo piu di 300 cadaveri fra i quali quello di
Vittorio Bigolotto sergente maggiore di battaglia, e di
altri ufficiali francesi. Tra i feriti c'e il conte
Alfonso Montecuccoli. Degli spagnoli rimangono solo 8
feriti. Il corpo di Bigolotto fu portato a Cremona e
sepolto con molto onore a SantAgata.
Continuando la pioggia, gli spagnoli desistono
dall'inseguimento.
Lo stesso Francesco 1, duca di Modena, ritiratosi dalle
vicinanze di Cremona che aveva attentato di assediare,
viene a pernottare il 6 ottobre 1647, col suo esercito, a
San Fiorano. Il giorno dopo prosegue per S. Daniele,
sempre sotto la pioggia, dove sosta a passare in rassegna
l'esercito. Gli mancano 500 fanti francesi e 1.800
soldati di altre nazioni, tra morti, feriti e dispersi.
Continua l'inseguimento fino a S. Daniele, ma
sopraggiunge l'ordine di D. Giovanni Vasquez Coronado che
fa ritirare la cavalleria e i moschettieri a Cremona.
Il grosso dell'esercito francese passa l'inverno a
Casalmaggiore. Il duca di Modena per tenere in
allenamento il suo esercito, l' 1l novembre esce a
conquistare e depredare Rivarolo, Mottaiola di Cappella
Picenardi, spogliando cascinali di 200 capi di bestiame e
facendo prigionieri gli uomini che oppongono resistenza.
Si spinge il 20 e 25 novembre a Cella, Sospiro,
conducendo via anche le donne, spogliando chiese e
rubando le campane dalle torri.
A Cremona proseguono intanto con tanta alacrita le
fortificazioni. Tutti indistintamente i cittadini
lavorano, portando terra in citta. Fu piantato sul
piazzale di Santa Lucia una forca per punizione di coloro
che senza legittima causa non avessero voluto applicarsi
al lavoro. Difatti 2 furono impiccati.
Siccome i nemici avevano occupato e spogliato,
imprigionati gli abitanti, Casteldidone, Piadena,
Castelfranco, Drizzona, Pontirolo, Monticelli Ripa
d'Oglio, Cappella Picenardi, Gurata, Cella, Pugnolo,
Tidolo, Mottaiola, Binanova, Aspice, Corte de Frati ecc.
per mettere freno a tanti danni alcuni nobili riunirono
una scelta squadra di intrepidi contadini, chiamati poi
dai francesi farabutti, e dandoli al comando di
Marcantonio Brunello, praticissimo di tutte le strade del
cremonese. Egli ed i suoi soldati divennero il flagello
ed il terrore dei nemici.
Il 18 marzo 1648 i nemici sono anche a S. Fiorano. Ma con
poco frutto, perche la gente di questi cascinali si
e gia ritirata in citta, per trovare
difesa.
Avanzano al Lago Scuro. Qui tentano di entrare in una
cascina nella quale sono rinchiusi piu di 100 paia
di buoi, invano; fattisi forti quelli dentro a un
cascinale fortificato e difeso, offendono, ne possono
essere offesi.
Si ritirano in fretta temendo un attacco dalla
citta. Il 4 aprile saccheggiano Pugnolo, Cingia
de Botti ed altri luoghi nonostante due mesi prima
avessero promesso difesa. Cosi poco dopo fecero a
S. Salvatore, Sospiro, Tidolo ed in altri Comuni.
La mattina del 20 maggio tra la Madonna del Campo e S.
Sigismondo si schiera tutta la cavalleria, fanteria e
l'artiglieria. L'esercito conta 3.000 cavalli e 5.000
fanti. Alloggia la notte a Sospiro, S. Salvatore e luoghi
vicini; 400 cavalli francesi ed alcuni fanti si spingono
fino a Pieve d'Olmi. Ma fattisi incontro i farabutti
inizia una sanguinosa battaglia che termino con la
morte di 15 di questi ultimi; 10 prigionieri farabutti
furono impiccati.
Dei francesi morirono due capitani con 6 cavalli ed
alcuni fanti.
Rimase a Pieve d'Olmi il bottino raccolto in luogo, come
pure i prigionieri che tra uomini e donne assommavano a
70.
Sul finire di giugno 1648 il principe di Modena si
dirigeva verso Cremona e prendeva d'assedio la
citta. L'assedio duro tre mesi (dal 22 luglio
al 14 ottobre). Dopo lungo combattimento la vittoria fu
dei cremonesi, spagnoli ed austriaci, ed i nemici si
ritirarono a Casalmaggiore da dove passarono sul reggiano
e sul modenese.
(Giuseppe Bessano: Le turbolenze di Cremona per l'armi
della Francia, Savoia e Modena degli anni 1647-1648, stampato
a Cremona nel 1650.
Angelo Grandi: Descrizione dello stato
fisico-politico-storicobiografico della Provincia e
Diocesi di Cremona, stampato a Cremona nel 1856.
Archivio parrocchiale di Pieve d'Olmi).
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