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I
COMUNI DELLA PARROCCHIA DI
PIEVE D'OLMI DAL 1800 AD OGGI

Per rispondere ad un frequente
interrogativo: come mai la parrocchia di Pieve d'Olmi
e cosi mal segnata nei suoi confini, andando
a raggruppare anche fedeli appartenenti al Comune di S.
Daniele e di Stagno Lombardo, occorre rifarci alla
storia.
La costituzione comunale data dall'editto 30 novembre
1755, fu rimessa in vigore nel maggio I 816. Essa e
la magna carta della Lombardia.
Tempi di semplicita quelli in cui bastavano due
cascinali con circa 100 abitanti per costruire un Comune
con amministrazione propria nella piena indipendenza. Si
spiega questo frazionamento comunale per le distanze non
abbreviate dai mezzi di trasporto attuali, e dal ridotto
criterio di organizzazione comunitaria di quei tempi.
Erano comuni veri e propri Pieve d'Olmi, Ca
de Staoli, Forcello, S. Fiorano, S. Margherita,
Lagoscuro, S. Daniele, Pugnolo, Isola Pescaroli,
Soiarolo Monasterolo, S. Salvatore, Longardore,
Sospiro, Straconcolo, Stagno Pagliaro, Gerre Caprioli,
ecc.
Nell'anno 1867 abbiamo il ridimensionamento che vige
ancora.
Non ogni comune era dotato di una chiesa parrocchiale, e
godeva quindi di indipendenza parrocchiale. Spesso questi
comunelli erano serviti da cappelle al centro dei
cascinali, originariamente oratori privati delle famiglie
nobili, ma facevan capo per tutti i doveri di religione
alla chiesa parrocchiale, che era al centro di una
determinata plaga.
I parroci estendevano la propria giurisdizione
parrocchiale non solo sul territorio attorno alla chiesa
parrocchiale ma anche sulle cappelle, e quindi sui fedeli
degli oratori sparsi a raggio, anche se tali oratori
erano serviti da cappellani stabili per la celebrazione
della messa festiva e quotidiana. L'amministrazione del
Battesimo, Matrimonio, Esequie, Comunioni Pasquali erano
di stretto diritto parrocchiale. Il parroco passava
annualmente in ogni famiglia della propria parrocchia per
estendere lo stato d'anime, che corrisponde al censimento
della chiesa. Anche il cimitero era soltanto presso la
chiesa parrocchiale. La chiesa parrocchiale era quindi il
vero centro che garantiva non solo lo svolgimento della
vita religiosa ma anche della vita civica, economica e
ricreativa. I piccoli comuni dovevano chiedere
ospitalita al parroco per l'istruzione catechistica
che per la maggior parte del popolo era l'unica
istruzione, e consorziarsi per il cimitero, medico,
levatrice, segretario comunale. I sindaci e le giunte
municipali dei piccoli comuni avevano compiti
amministrativi e disciplinari di poco respiro.
Dallo stato d'anime del 1800 risulta che sotto la
giurisdizione parrocchiale di Pieve d'Olmi erano diversi
Comuni: Pieve d'Olmi, Ca de Staoli, Forcello
ed annessi, S. Fiorano, S. Margherita e Straconcolo.
Il comune di Pieve d'Olmi era costituito dal Remitello,
dalla canonica, Cantarane, Ca del Croce, Casella,
Borlenga (frazione di Pieve), Capellana (frazione di
Pieve), Bardella (frazione di Pieve), Bardelletta,
Borghetto, Canova, Ca de Gatti, Ca Brusada,
Gerolo, Bosco Rongone (Ca del Codolo).
Interessante vedere come non sia mai stato comune
Ca de Gatti, che per la distanza e numero di
cascinali ed abitanti avrebbe potuto vantare diritti di
comunita. In un documento dei consuntivi della
fabbriceria della chiesa per l'anno 1820 c'e un
foglio di imposta versata dal Comune di Ca de
Gatti.
Ma credo sia uno sbaglio! Si puo percio dire
che Ca de Gatti e la fedelissima di
Pieve d'Olmi: non risulta avere mai avuto neppure un
oratorio.
Fino alla fine del 1700 il territorio oltre il fossato
Pozzolo, era sotto la giurisdizione parmigiana. Dallo
stato danime del 1785 il Gerolo e stato
estero.
Il Comune di San Fiorano era formato da S. Fiorano
Superiore e dal Palazzo, Ostaria Nuova, S. Fiorano
dei Bagarotti. Un impiegato comunale mi dice di
avere passato all'Arciprete Don Cervi lultimo
timbro del Comune di San Fiorano, che pero ora non
si trova. Ebbe antichissima la chiesa (esisteva nel
1146).
Questo Comune scomparve dopo il 1820 ed e assorbito
dalla comunita di Pieve d'Olmi.
NELLA
CAPPELLA DI S. FIORANO
SPOSARONO
ZANEN E BERTA?
(La
Provincia, 20 aprile 1961)

San Fiorano del Palazzo, frazione di
Pieve d'Olmi, conserva nella struttura delle due cascine,
nella cappella e nel palazzo che ancora sussiste, i segni
di una importanza storica e artistica che non va
trascurata. Si tratta dell'antica residenza che fu degli
Ariberti-Fraganeschi-Castelbarco.
S. Fiorano e citato nel 1236 come terra in cui
aveva diritto di decime il Monastero di S.Giovanni di
Pipía, riformato in quell'anno) stesso con mandato di
Papa Gregorio IX e passato ai Cistercensi (Cod. Dipl., I,
pag. 269). Gia dalla meta del secolo XV si ha
notizia che la famiglia Ariberti vi aveva beni. Le visite
pastorali di tutti i vescovi cremonesi dal '500 in poi
segnalano l'importanza della Cappella di S. Fiorano. Il
card. Cesare Speciano, il 22 maggio 1599, documenta il
ripristino della cappella appena compiuto dalla marchesa
Camilla Ariberti, cremonese. E' la madre del marchese
Bartolomeo Ariberti che ricostruira il palazzo di
S. Fiorano e lo abbellira con uno splendido
giardino, nel 1648. Le notizie sicure si hanno dalla Vita
del marchese B. Ariberti, scritta nel 1649.
Tra gli storici, ne parlano il Manini, il Robolotti, il
Grandi che riferisce di San Fiorano dotato di «un
palazzo di elevata mole, cui e annesso l'oratorio
al SS. Nome di Maria». La cappella esiste ancora in
struttura seicentesca, inserita nellimponente
complesso di questa tenuta divisa in due casali, oggi di
proprieta distinte. S. jacini nel suo Viaggio del
Po situa S. Fiorano nello «scacchiere» dei Fraganeschi
e parla del «grandioso giardino» che un tempo vi si
ammirava.
Lo scrittore seicentesco presenta poi il testo di alcune
iscrizioni che gli Ariberti posero nei diversi castelli.
Riporta anche quella che si trovava nel Palazzo di S.
Fíorano; commentandola nel modo seguente «Nella terra
di S. Fiorano, dove posseggono un'amenissima habitazione
di campagna altre volte detta il gioiello del Tolentino
dove Zanino della Balla Figlio, e gran benemerito della
Patria, sposo solennemente Berta sua moglie, si
vede nell'ingresso della su detta habitazione ... ».
Il Comune di S. Margherita era formato dai cascinali di
S. Margherita, Ca dell'Aglio e Morta. Nel 1846
questo Comune e gia assorbito dalla
comunita di S. Daniele. A S. Margherita c'e
sempre stato un oratorio dedicato alla Madonna fino al
1624 con cappellano e demolito prima della guerra 1915.
Le case a destra del dugale Pozzolo appartenevano al
ducato di Parma fino al 1796. Il cascinale di Morta nei
registri di stato d'anime del 1790 e dichiarato:
stato indeciso juris Cesarei.
Il Comune di Straconcolo era formato da Straconcolo,
Gerra Nova, Gerra vecchia, Gambino, e fino al 1796
apparteneva al ducato di Parma. Nell'anno 1864 questo
comune scompare per unirsi a Stagno Pagliaro.
I cascinali Gerra Nuova, Gerra Vecchia e Cambino dalla
giurisdizione parrocchiale di Pieve d'Olmi passano a
quella di Stagno nel 1913, in occasione della costruzione
della chiesa di Pioppa.
Il Comune di Ca de Staoli era formato dai
cascinali S. Bartolomeo, Ca de Staoli,
Fraganesco. Aveva una antica chiesa dedicata a S.
Bartolomeo demolita dopo il 1722 e sostituita
dall'oratorio attuale dedicato a S. Gaetano e costruito
nel 1689. Nel 1856 il comune di Ca de Staoli
contava 300 anime.
Il 17 maggio 1860 il Sindaco di Ca de Staoli,
tale Quaini, propone al Comune di Pieve d'Olmi di potersi
aggregare per curiosita, parteciparono
all'assemblea i capi famiglia senza debiti! Nel 1865 si
prende in esame il problema da parte del consiglio
comunale di Pieve d'Olmi. Il 15 agosto 1867 Vittorio
Emanuele Il decreta l'unione di Ca de Staoli
a Pieve d'Olmi.
Il Comune di Forcello ed annessi o Lagoscuro ed Uniti
e formato da Forcello, Ca dell'Ora, Corte
Lago, Lagoscuro, Selvaticbe, Molino Nove, Abbadia (sorta
nel 1838 col nome di Abbadia a Corte Nova). Questo Comune
e annesso al Comune di Stagno pagliaro con decreto
reale del I Gennaio 1868. Nasce in tale occasione il
nuovo Comune di Stagno Lombardo. In occasione
dell'annessione del Forcello a Stagno e nata una
curiosissimo polemica tra Pieve d'Olmi e Stagno, che
racconteremo un'altra volta, ricopiandola dai documenti
ufficiali.
Pieve d'Olmi perdendo in questa occasione la battaglia
con Stagno per l'annessione di Forcello ha segnato
l'inizio del proprio tramonto economico e del suo
prestigio in mezzo agli altri paesi che alle sue spalle
si erano ingranditi e potenziati. Non sarebbe stato
difficile, penso, mantenere una comunita che
gia era legata alla Pieve per la Chiesa, la scuola,
il medico, il mercato, il cimitero, il divertimento. Si
sarebbe potuto far presente un diritto di prescrizione.
Ma le cose andarono diversamente! Il liberalismo
anticlericale di quel tempo non volle tener conto di una
unita religiosa che legava il comune di Pieve
d'Olmi al comune di Forcello e nella disputa la voce del
piu forte padrone smorzo i diritti di una
comunita.
PIEVE
D'OLMI NELLE «CARTE» DEL CATASTO TERESIANO
All'inizio del 1700 iniziarono guerre
tra gli stati europei per il dominio, tra l'altro, della
Lombardia, cosicche si passo alla fine, nel
1736, al dominio austriaco dopo quello spagnolo, anche a
Cremona e a Pieve.
L'efficiente burocrazia austriaca, assecondata da sagge
direttive politiche, riusci in pochi anni a
disegnare carte topografiche precise e chiare, per
ciascun comune allora esistente.
Ancora ai nostri giorni esistono quelle «carte» presso
l'archivio di Stato in Cremona e sono a disposizione di
coloro che le vogliono consultare.
Ciascuna di esse, come voleva una grida della Real Giunta
dello Stato di Milano riporta il ... «delineato comune
misurato, e li terreni, che gli appartengono, e
registrato il numero delle pertiche (quelle milanesi) di
ciaschedun possessore, e le qualita differenti di
esse, cioe se aratorie, o avitate, prative
adacquatorie, o asciutte, o di altra specie, risaie,
ortaglie, ammoronate, di ronco, di bosco, ecc ... e nei
detti summarioli, le case e giardini, molini, magli,
fornaci, porti, pedaggi, dazi, pescagioni ecc ... e gli
altri effetti che si trovano nel comune... Vi sono li
confini, li fiumi, laghi, rogge ... ecc ... ».
Ci sembra opportuno riportare due di queste carte, chiare
e precise, in questo volume, cosicche ciascuno
potra immergersi nella situazione del tempo e fare
proprie deduzioni.
1. Comune di Pieve d'Olmi 
2. Comune di San Fiorano 25 
In corrispondenza alle carte ci sono le
Tavole d'Estimo, con i nomi dei proprietari e le rendite
notevoli: sono gli Ali (Ca dell'Aglio), i Tucenghi,
gli Ariberti (proprietari della ricchissima villa di San
Fiorano), i Sommi, i Bagarotti, i Fraganeschi
(localita Fraganesco), gli Ala Ponzone, i Meli
(signori di Soragna con proprieta nelle zone La
Morta, S. Margherita e Ca de Gatti), i Botta,
gli Staolis.
Molti erano i benefici parrocchiali o dei vari Enti
Ospedalieri, delle varie compagnie della Carita di
Cremona (di S. Andrea, di S. Giorgio, delle Donne, di S.
Anna).
E' da segnalare come a quel tempo, pur in mancanza di
mezzi e di strumenti di misurazione quali gli attuali,
l'efficiente macchina burocratica riuscisse a rinnovare
le Carte topografiche dei comuni ogni 10 o 20 anni,
apportando le necessarie modifiche.
E' cosi possibile, consultando quelle carte, vedere
le variazioni del corso del Po e nello stesso tempo la
staticita edilizia dei Comuni.
La saggezza politica degli Asburgo si rileva quando si
constata che la rendita dei vari beni era fissa, per cui,
se uno non lavorava adeguatamente il terreno, pur con uno
scarso reddito, doveva pagare comunque una certa
quantita di tasse; nel caso di lavoro intenso,
oculato e con un profitto maggiore il proprietario aveva
tutto da guadagnare, perche le tasse erano
invariate come in precedenza.
Molti singegnarono in quel periodo per aumentare le
proprie rendite, anche nel nostro paese, certi di non
dover maggiorare il loro esborso annuale all'erario.
In quel periodo erano molti gli affittuari che lavoravano
la terra in luogo dei proprietari con l'impegno di
versare un quantitativo fisso a quest'ultimi. Anche
questa consuetudine favori l'ingegno, la
laboriosita e l'intrapendenza della nostra gente.
Questa tradizione nei rapporti proprietari-affittuari si
era consolidata nel 1600, quando molte erano le dispute
per definire il reddito: gli affittuari denunciavano
bassi redditi ed i signori proprietari non sempre
potevano controllare, a causa della scarsita dei
mezzi di comunicazione.
Tante volte poi si verificavano carestie, gelate
invernali o siccita estive, che effettivamente
dirninuivano le rese dei terreni e non consentivano agli
affittuari di pagare.
Inoltre, nel 1600, durante la dominazione spagnola, gli
affittuari spesso pagavano in merce e percio si
rendeva difficile ai signori il magazzinaggio e la
conservazione dei prodotti. Interessanti i carteggi che
riportano le dispute tra affittuari e proprietari in cui
spesso alcuni furbi riuscirono ad ingannare quest'ultimi,
ad arricchirsi e a comprare le proprieta che
avevano in affitto. Cosi fece l'affittuario De
Staolis nel 1500, che divento proprietario di vaste
zone di quel posto, coroprando dalla compagnia di San
Giorgio.
LA
SOCIETA'DI MUTUO SOCCORSO NEL 1870

La «felice» situazione amministrativa
e politica procurata dalle scelte Asburgiche nella
seconda meta del 1700 e agli inizi del 1800,
concomitante con un periodo di relativa pace per le
nostre zone, consentirono un notevole sviluppo economico
anche nelle nostre terre.
Nel contempo le nuove idee propugnate dalle ideologie
liberali dell''800 portarono a situazioni sociali di
conflitto anche a Pieve d'Olmi, nella seconda meta
del 1800.
Sorse nel 1870 una Societa di Mutuo Soccorso, fra
le prime in Italia, al fine di promuovere e migliorare le
situazioni dei lavoratori della terra. Ne fa fede la
lapide in Piazza XXV Aprile, vicino alla Biblioteca
Comunale.
Il cremonese Robolotti (1802-1885) gia aderente
alla Giovane Italia, in un suo libro su Crernona e sua
provincia scrive: «La condizione della popolazione
operaia e contadina potrebbe essere in alcune parti
meglio prospera e lieta... Negletta in generale e
l'Educazione (d'accordo con l'Aporti), l'assistenza, la
dignita della persona, tenendola poco meglio che
bestia da soma o macchina produttrice... Su un paese
si fertile e ricco, ma bisognoso di molte braccia
per renderlo e mantenerlo tale, cioe preservato
dalle inondazioni e dalle siccita, e assiduamente
smosso e fecondo.... c'e mancanza d'istruiti e
costanti lavoratori... Si dovrebbe curare che i fanciulli
fossero iscritti alle scuole primarie e le
frequentassero, anch'esse formassero sani, robusti,
istruiti e operosi agricoltori ed artieri, bisogno della
moderna vita civile e ricchezza dei paesi ... ».
Queste idee ebbero presa sulla gente di Pieve,
tant'e che i primi moti e insurrezioni operaie
ebbero luogo proprio a Pieve d'Olmi nel 1882. Tutto
accadde in occasione di una festa della locale
Societa di Mutuo Soccorso.
Il 14 maggio 1882 ebbe luogo a Pieve d'Olmi una
festa operaia per ricordare il 12' anniversario della
fondazione della Societa di Mutuo Soccorso.
Il «Corriere di Cremona», giornale dell'epoca, riporta
in data 16 maggio 1882, un resoconto di quel banchetto.
Il cronista giunto al paese scrive:
«Il paese e costituito da 2 file di case separate
da una piazza al centro della quale sta la chiesa
dedicata a S. Geminiano... Mi incamminai a visitare
subito il luogo dove si sarebbe tenuto il banchetto. Era
un'amplissima ara, difesa dal sole con tendoni di tela ed
addobbata con bandiere, con stemmi, con festoni di
verdura, con fiori. Campeggiavano i ritratti di Garibaldi
e di Mazzini... Le tavole del banchetto erano disposte su
tre lunghissime file per la bellezza di 658 coperti... li
banchetto procede benissimo, il menu consiste
in pasta al brodo, salati, lesso di manzo, arrosto di
vitello, formaggio di Gruyera. Benemeriti delle epe dei
banchettanti furono l'onorevole Mori che regalo la
bellezza di 15 brente di ottimo vino rosso (circa 750
litri), il sindaco Signor Fiorini un vitello, e i
generosi che diedero gratis la pasta e il pane».
Gli oratori che presero parola al banchetto, compreso il
sindaco, si espressero favorevolmente circa la
possibilita di migliorare le condizioni economiche
e lavorative dei contadini. Come conseguenza, il giorno
successivo alla festa i contadini olmesi scesero in
sciopero. Il sindaco Fiorini, per salvare la situazione,
che ormai stava coinvolgendo anche i paesi limitrofi,
promise ai lavoratori di convocare, per la domenica
successiva, i fittabili per discutere e modificare il
patto colonico.
Il sindaco fu cosi dichiarato responsabile dei
disordini avvenuti; successivamente in una seduta del
Consiglio Comunale il prof. Quaini, non avendo avuto dal
sindaco la risposta ad una interpellanza in merito agli
scioperi, presentava le proprie dimissioni da consigliere
insieme ad altri 6 consiglieri. Nell'archivio del Comune
e stata ritrovata la lettera di dimissioni a
testimonianza di quanto successo.
Quella societa ed i moti politici e sociali ebbero
un'incidenza notevolissima sulla pratica religiosa dei
pievesi; infatti fino al 1920 i parroci segnalano al
Vescovo di Cremona, durante le loro visite pastorali quel
calo.
Per arginare quel fenomeno fu istituita una societa
contadina-operaia di San Giuseppe che tutelava gli
interessi dei lavoratori cattolici.
In occasione di una visita pastorale del 1875, avvenuta
il 31 ottobre, il Vescovo Bonomelli appuntava sul suo
taccuino: «Popolazione 3000 anime, cifra rotonda;
incontro amorevole con banda Missioni tenute da....
mirabilmente benedette.
Il popolo ne fu scosso in modo che a memoria d'uomo non
vi fu nulla di simile. Alle due dopo la mezzanotte erano
in chiesa. Conversazione straordinaria. Soli 25 non si
sono presentati ai sacramenti. Predicai mattina e sera a
gran popolo attento.
Ragazzi istruiti sufficientemente, chiesa provveduta da
arredi. Il popolo concorre generosamente colle limosine.
Vi sono dei giornali cattivi sparsi dai soliti cinque o
sei liberi bevitori, non pensatori. Il popolo sta in
guardia. Vi e una societa operaia fondata da
chi si atteggia a repubblicano. Gli operai non ne sanno
nulla. Finora non reca danno, ma col tempo potrebbe
essere funesta. Laus Deo in Omnibus! (Loda Dio in tutte
le cose).
Il 17 ottobre 1875 vi fu a Pieve d'Olmi un grande
concorso di gente con la Festa del Rosario e
l'inaugurazione del Palazzo Municipale, eretto durante
l'anno. Banda, cuccagna, fuochi artificiali ecc. formano
il divertimento del popolo ivi accorso (dal Diario di don
Michele Galli, parroco di Tidolo). Un auspicio
d'unita, nella Pieve, proviene da quei momenti di
festa comuni.
LA
FEDE DEGLI AVI

La storia della Pieve e
impregnata di testimonianze di Fede. E' di queste
testimonianze che vogliamo farvi una breve presentazione,
esse non hanno alcun intendimento di misurare, valutare o
peggio giudicare, ritenuta la fede un dono, di cui ognuno
dispone, ma che si esprime in varie forme o modi, anche
con la pratica religiosa.
Gia i monaci, nel 990, accettando di organizzare e
presiedere alla bonifica del territorio, hanno dimostrato
una Fede «concreta», perche finalizzata anche a
risolvere problemi essenziali della persona: bisogno di
nutrirsi.... di vivere una vita piu a misura
d'uomo; infatti la regola dei Benedettini era: «ORA ET
LABORA», (prega e lavora).
Abbiamo visto che per un lungo periodo, a Pieve d'Olmi,
la gente, tanto per calamita naturali, quanto per
l'egoismo umano, le angherie, le prepotenze e le
ingiustizie, ha vissuto momenti difficili e tragici. E'
stato naturale, quindi, cercare nella Fede, nelle
pratiche religiose e nella carita sostegno, rifugio
e protezione.
Sorgono un po' ovunque cappellette devozionali alla
Madonna, nicchie, altarini; qui la gente si ritrovava per
chiedere e per ringraziare.
Moltissimi adulti ricordano alcuni momenti significativi
di preghiera e di devozione.
A Sant'Antonio, il 17 gennaio, si ritrovano attorno ad
altarini, accuratamente addobbati con rami d'edera e
fiori di carta, in tutte le stalle per invocare la
protezione del Santo su tutti gli animali, patrimonio
comune.
Assai diffuso fino ad alcuni anni fa era il rito delle
Rogazioni, durante il quale venivano benedette le croci,
devotamente distribuite nei vari campi: solo cosi i
raccolti della terra sarebbero stati abbondanti.
Quanti altri riti simili esprimevano il senso religioso
degli avi! ...
Ogni momento della giornata era accompagnato dalla
preghiera spontanea, individuale, ma soprattutto
comunitaria.
Era compito degli anziani tramandare ai piccoli canti,
filastrocche a sfondo religioso, giaculatorie e le
preghiere tradizionali...
Angellin,
mie cariin,
vea suta '1 mee cuslin,
faame doormer in cumpagnia de Gezó,
Giiizep e Maria.
Madoona deli grasie, uteme;
Spiiritu Saant, cunsiglieeme;
Pruvideensa de Dio, pruvediime; e Gran
Maader de Dio, asistlime.
Aacqua de fos,
acqua de bis,
Saant'Antoni la benedis.
Ai momenti della preghiera comunitaria,
S. Messa festiva, Benedizione Eucaristica, Novene e
Rosari partecipavano rnolte persone, come documentano le
note sui registri dell'Archivio Parrocchiale.
Spesso si sentiva il bisogno di riunirsi a pregare in
casa, nella stalla e sempre per essere vicini a chi
soffriva o era colpito da eventi dolorosi.
Tali bisogni di manifestare solidarieta e fede sono
continuati nei pievesi. Infatti la partecipazione ai
pellegrinaggi parrocchiali di questi ultimi anni e
stata numerosa e molto intensa.
DESCRIZIONE
DELLA CHIESA
La navata centrale e divisa in
cinque campate. Limitata da quattro pilastri per lato
distanti tra loro m. 4.
A quattro metri da terra il pilastro fa arco con il
vicino: uri arco tondo-schiacciato, mentre la
lesena che guarda verso il centro della chiesa continua
ancora per un metro circa e forma un capitello di stile
corinzio alto che sostiene il piccolo cornicione che
abbraccia tutta la chiesa, sopra questo un altro sostiene
il grande cornicione.
Eccettuati i sottarchi fino a questo punto la chiesa
e decorata uniformemente. Dopo il cornicione
comincia la decorazione fiorita.
La volta. Nella prima campata la finestra di destra reca
il pesce e l'ancora: la Speranza, quella di sinistra lo
scudo e la spada fiammante.
La finestra che guarda in piazza reca i simboli
dell'Eucaristia in un volo di colombe. Sotto la finestra,
sopra la porta centrale e il quadro di S. Geminiano
in gloria, di Cesare Cugini Crem. (1881).
Il Santo e vestito pontificalmente e sostenuto in
volo da due Angeli. Sopra il quadro sta scritto: «S.
Geminianc». Sopra la finestra e dipinto «Venite
adoremus», nel centro della volta sono librati due
Angeli con un libro semiaperto. Nella seconda campata la
finestra di destra reca un'aquila: La Carita; nella
finestra di sinistra il pesce.
Sul dipinto della volta sta scritto:
«Domus mea Domus orationis» e
«Pavete sanctuarium pulum».
Terza campata: finestra di destra:
Aquila (S. Giovanni Ev.), finestra di sinistra: il
Pellicano (Eucaristia).
Quarta campata: finestra di destra:
simbolo di S. Luca Ev. finestra di sinistra: il Leone di
S. Marco. Nel dipinto della quarta campata e
scritto: «Domus mea - ianua coeli» - «Domus mea domus
sanctitatis».
Quinta campata: finestra di destra: il
simbolo di S. Matteo (il Vitello). Finestra di sinistra:
Giustizia, fortezza...
La volta centrale e schiacciata
come gli archi, assomiglia ad una vela tirata da quattro
lati e gonfiata dal vento. Lo stato di conservazione
e ottimo: qualche infiltrazione d'acqua e
d'umidita di sinistra.
Navate laterali: Destra:
Entrando dalla porta di destra si
incontra la cappella dell'Addolorata. Questa cappella
come tutte le altre e decorata dal capitello del
pilastro in su; e sporgente (come tutte le altre).
L'altare della Madonna e semplicissimo: un
gradino-predella, (come tutti), qualche lastra di marmo,
addossato al muro un finto schienale di pietra con tre
nicchie: nel centro la Madonna Addolorata.
La statua della Madonna dolente e
discreta. Ai lati vi sta scritto: «Mater nimis afflicta,
fac me tecum piangere». Solo questo altare e
protetto da una cancellata di ferro.
Seconda campatina: con vano per il
confessionale del predicatore, nella parete destra di
questo vano e murata una lapide di marmo nero cosi
fatta:
«Nell'anno del Signore 1726 il giorno
28 ottobre, il vescovo di Cremona, Alessandro Litta,
consacro».
Sopra il confessionale e la
finestra a mezzaluna, ai lati sta scritto: «Peccavi
Domini-miscrere Pater misericordiae-adiuva Me».
Nel pilastro di sinistra e murata
la medaglia in bronzo del Giubileo (1901).
Terza campatina, in Cappella della
Madonna del Rosario: altare in marmo, statua della
Madonna con Bambino e bella cornice di marmi rossi e
scuri.
Nella parte piu alta
dell'ornamento e scolpito «In me omnis spes vitac
et virtutis - Eccl. XXIV - 1873».
Ai lati e dipinto: «Sicut lilium
inter spinas».
Quarta campatina, con vano per il
confessionale: finestra a mezzaluna, ai lati e
scritto: «Peccavi Domine et iniouitatem fecinum
poenitentiam ago et confiteor tibi peccata mea».
Nella quinta campata non c'e il
vano della cappella, ma e addossato al muro (sulla
linea della balaustra) l'altare della Madonna delle
Grazie. Piccolo altare di marmo, bello.
Sul muro, circondata da una nicchia
rettangolare di legno e affrescata una Madonna con
Bambino e reca nella destra una rosa; il Bambino reca in
mano il mondo. Due angeli librati incoronano la Madonna
che ha una certa espressione. Sopra, ai lati, e
scritto: «Mater Gratiae» - «Ave Gratia Plena». Nel
muro di destra appena dopo il pilastro, c'e una
porta di uscita.
Navata laterale di sinistra.
Nel 1967 per benemerita beneficienza
del Sig. Dino Soldi di Cappellana e stata rifatta
la cappella del «Battistero» su progetto del Prof.
Ferraroni, con marmi del Portogallo e onice. Ci sono due
belle vetrate disegnate dal cremonese Prof. Misani e
realizzate nella vetreria milanese.
La custodia del sacro fonte,
quattrocentesca e di pregevole valore.
Seconda campatina con vano per sedie.
Nella rientranza del muro di sinistra (corrispondente a
quella del 1726) -e una lastra di marmo nero (e rotto)
che dice: (La Chiesa fu) Protratta con elargizione dei
pii fedeli per comodita spirituale dei fedeli di
questa Pieve.
Anno del Signore 1812.
In faccia a questa epigrafe sta il
quadro di S. Antonio di Padova, del pittore Guido
Bragadini di Pieve d'Olmi.
L'altare di marmo ha una bella facciata
(pallio); dopo due gradini il quadro in una cornice di
marmo piccola ma elegante. Il quadro: La Madonna con
Bambino (circondata di angeli) che con la destra
accarezza S. Carlo B. (in rosso), alla sua destra S.
Margherita con il cane, alla sinistra S. Eurosia. Quadro
di buon disegno e buon colore, ma piuttosto accademico. A
destra dell'altare e una nicchia con S. Luigi e a
sinistra S. Francesco.
Quarta campatina.
Tra le due colonne di questa campata
v'e il Pulpito marmoreo-olim di S. Michele -
Cremona - posto nella quaresima dell'anno 1944, e
alto oltre m. 4, con scale di ferro.
Quinta campata: come quella di destra,
uscio laterale a sinistra, altare del S. Cuore (olim di
S. Luigi).
Presbiterio: due gradini, balaustra di
marmo, a destra tre sedie dei ministri e di fianco
all'altare tavolino murale per servizio, a sinistra altro
tavolo murale.
Le due lampade pendenti di bronzo (dono
Guarneri) molto belle.
Cantoria e organo, «Cantate Domino
canticum novum, Laudate Dominum in Chordis et organo».
Baldacchino pendente dipinto (Dio con
Angeli, bello!). La volta rappresenta S. Geminiano in
gloria.
L'altare policromo in ottimo stato. Il
tempietto a 6 colonnine ha perso il Cristo, ora vi
e una crocetta provvisoria. Dietro l'altare e
questa lapide:
D.O.M.=Hanc-Quam saxa polita maleo-aram
construunt-ad maiorem Dei gloriarn erigi curaverunt-suis
piorumque-fideliurn stipibus-huius ecc.-Plebis ulmorum
presides die XXVILulii MDCCCII.
Ai lati dell'altare sopra le due porte
di sagrestia e d'oratorio stanno due quadroni ben
conservati ma di scarso valore: «La Cena» e
«l'incontro con le pie donne».
La Pala in cornice di marmo che
rappresenta S. Giuseppe, S. Geminiano e S. Carlo. Sotto:
Populum supplicantem-Geminiane-propitius respice.
Il pavimento del 1853 e in alti e
bassi, non presenta pero rotture.
NOTIZIE
STORICHE DELLA CHIESA
(DALL'ARCHIVIO
PARROCCHIALE)
(a
cura di don Caila)
L'origine della chiesa di S. Geminiano,
e incerta. Si dice che quando venne consacrata nel
1726 fosse stata allargata con la costruzione della
navata laterale. Lo fa pensare anche l'altezza
relativamente piccola della Chiesa. La Chiesa o oratorio
primitivo, ha sempre dedicato a S. Geminiano come risulta
dai pochi documenti del 1500 e poiche sembra che il
primo arciprete mandato in questa zona sia stato modenese
e abbia portato con se la reliquia di S. Geminiano. Anche
la Madonna delle Grazie ha origine molto antica: forse
l'affresco che si dice essere stato in una piccola
cappella della zona fu trasportato o incorporato nella
chiesa.
Un'epigrafe ricorda la consacrazione
della chiesa 28 ottobre 1726.
1802 - lapide murata dietro l'altare
che ne ricorda l'erezione 26 Luglio. Fu benedetto dal
parroco Mosa.
1807 - costruzione del nuovo cimitero
probabilmente su un campo del beneficio di S. Carlo che
aveva pure in un suo campo l'antico-abbattuto. Fu
benedetto dall'arc. Corini nel 1808.
Prolungamento della chiesa nel 1812,
l'arciprete benedice l'oratorio attigui alla torre per
celebrarvi la messa feriale.
1826 - erezione dell'altare di S.
Francesco, nel 1823 febbraio-ottobre il Vescovo dice che
la chiesa non ha perduto la sua consacrazione,
l'arciprete aveva chiesto di benedire gli altari della
Beata Vergine del Rosario e di S. Carlo, traslocati
(forse un'arcata piu indietro) e di aspergere
l'allungamento del coro della chiesa.
Si parla di un abramento della torre.
1842 - Costruzione di una stanza a
monte del coro con corrispondente stanza superiore.
Costruzione della gradinata in granito (L aust. 1415).
Costruzione di un acciottolato attorno
alla chiesa.
1846 - Costruzione del nuovo organo
F.lli Luigi e Giacomo Lingiordi di Pavia spese di L. mil.
9.300 oltre la cessione del vecchio organo. Collaudatori
i maestri Ruggero Manna e Gerolamo Barbieri.
1853 - Progetto del Capom. CAPELLANI
LUIGI di Cremona per la pavimentazione della chiesa con
mattoni. Un mattone pero porta la data 1858; L.
aus. 2. 224; i mattoni vennero da Tornata.
1856-57-58-59-60-61
Progetto Benini per i restauri della
chiesa.
I cinque comuni della Parrocchia: Pieve
d'Olmi-Ca de' Stao78
li-Forcello-Straconcolo-S. Daniele
concorrono con L. 3.890 ai restauri della chiesa. Vi
lavorano i falegnami Ferrari di Pieve d'Olmi, Gaetano
Negri di Cremona.
Lo stuccatore Domenico Fronzoni il
Pittore Biaggio Vandemi di Cremona (1858-61) (alloggiati
presso Stefano Guarneri).
1868 - La sig. Teresa Taino Negri di
Cremona a sue spese fa costruire i banchi della chiesa in
noce dal falegname Gaetano Negri di Cremona (L. 1.160).
Il falegname era fornito da fabbriceri,
i quali avrebbero potuto farli costruire in Pieve d'Olmi
dal falegname Verdi di Cremona. Avevano anche stipulato
degli accordi: il falegname doveva chiedere il legname
necessario; qualora non fosse stato sufficiente, il
falegname avrebbe dovuto procurare quello che ancora era
necessario. Se ne avesse richiesto piu del
necessario, questo restava proprieta della
fabbriceria. I ricci dovevano servire per fargli
abbrustolire la polenta.
1873-1874 - con questa data e
segnata la cornice in tnarmo sopra l'Altare della Madonna
del Rosario. Progetto, nei suddetti anni dell'ing. Pietro
Guarneri per restauri ai muri esterni della chiesa:
rattoppati e intonacati; fu fatto il pozzo attiguo al
coro.
1876 - Progetto. 1878 esecuzione del
castello nuovo in ferro e ghisa delle quattro campane con
ceppi nuovi (ditta Barigozzi. Milano L. 2.100) (Ha ancora
delle fortissime tagliole fatte con quel
legno-Bergamaschi, Armino).
1879 - Il pittore Pietro Groppi dipinge
la medaglia di S. Geminiano sulla facciata della chiesa e
la Cappella del Cimitero.
1881 - Il pittore cremonese Cesare
Cugini, a Roma ha dipinto S. Geminiano in gloria che si
trova in chiesa, sopra la porta centrale.
1882 - Dalla ditta Giussani milanese,
si e acquistata la tappezzeria in damasco rosso (L.
6.200). 1882 Ernesto Lingiardi restaura l'organo
costruito dal padre. (L. 3.000). Fu collaudato dal
maestro Vincenzo Petrali.
La sera (era la festa del Rosario,
trasportata alla quarta domenica di ottobre) luminarie e
spari di mortaretti.
1908 - Centenario della costruzione del
Cimitero ci fu un rialzamento 60 cm.
1918 - Impianto per illuminazione
elettrica (Ferrari Giannino).
1924 - L'altare di S. Luigi viene
dedicato al Sacro Cuore e quello di S. Francesco alla
B.V. Addolorata.
1927-29 - Decorazione e sistemazione di
tutta la chiesa (che dura tutt'ora).
Pittori: Taragni e discepoli.
Intagliatore: A. Manzoni (cantoniere L.
8.300-vetrate: societa vetraria Prealpina L.
15.500).
Si termina di pagare i pittori,
cioe di non pagarli in tribunale nel 1935 in
seguito alla questione sorta per l'apparire di
umidita che rovinava l'affresco delle pareti
laterali.
1932 - Acquisto di paramenti e
argentatura di candilieri (L. 1.624).
N.B. Per la sistemazione della chiesa
furono vendute alla chiesa di S. Marino le cornici in
legno di 2 altari laterali donate dall'Arcivescovo
Stroppa.
1937 - Affrescata con tinta unica la
facciata della chiesa (Rossi G. Scaramuzza).
1937 - Arnaldo Bavelli di Cremona
ripulisce l'organo (L. 4.000).
1944 - Posa del Pulpito monumentale
comperato per L. 18,000 dalla chiesa di S. Michele in
Cremona. Si fece uno scavo profondo circa due metri per
poter trovare la sabbia, rimuovendo sempre terriccio di
demolizione (segnale della zona paludosa che doveva
esserci anticamente).
Dagli scavi a croce greca, furono messi
in luce: i fondamenti dei pilastri, due scheletri, una
tomba a volta in mattoni.
Nella tomba si trovavano otto chiodi,
legno ridotto in polvere, polvere bianca di ossa, due
femori, un mezzo teschio e un po' di capelli biondi
intrecciati in uno spillo di ferro (donna giovane) e i
resti di due scheletri meglio conservati nella terra.
Furono certo sepolti prima del 1853. I lavori
cominciarono in febbraio e finirono la terza quaresima
(L. 40.000).
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