Comune di Moscazzano


Dinamica Insediativa sul Territorio

LA DINAMICA INSEDIATIVA DEL COMUNE DI MOSCAZZANO.

Il Comune di Moscazzano è localizzato al margine Ovest della Provincia di Cremona, lungo l'asse di collegamento tra i centri di Montodine e Crema, dai quali dista rispettivamente 2,1 e 12 Km, con un'estensione del territorio comunale pari a 7,9 Km2 prevalentemente longitudinalmente lungo la direttrice Nord-Sud, comprendendo le piccole frazioni rurali di S.Donato-cascina Caselle, La Doma e Cascina Dosso.
Il nucleo abitato di Moscazzano ha conosciuto una crescita organica lungo il vecchio asse carrabile di collegamento con i centri di Credera-Rovereto e Montodine, asse che è Possibile identificare come decumano della centuriazione romana che mostra ancora oggi tangibilmente i propri segni all'interno del territorio comunale, risultando chiaramente leggibile anche ne sistema dei cardini che assumono la direzione di quella cremasca. Già in età repubblicana (è importante ricordare che la prima colonizzazione e centuriatio risale al 218 a.C., con centurie di 20 x 20 actus), l'odierno territorio comunale risultava quindi subordinato al centro di Crema piuttosto che agli altrettanto vicini e forti centri lombardi, peraltro dai quali è separato dall'importante bacino dell'Adda.
Onde per cui il centro di Moscazzano si sviluppa come un nucleo urbano introverso e puntuale, seppur territorialmente legato ai centri maggiori locali. E' importante sottolineare le quasi mille relazioni con il capoluogo Cremona, distante circa 35 Km, con il quale nemmeno il popoloso centro di Montodine a tutt'oggi possiede un collegamento su ferro o stradale diretto e scorrevole.
L'economia storica del comune è prettamente rurale, anche se nell'ultimo ventennio si è assistito ad un insediamento di attività artigianali, di piccole imprese in aree a contatto con la recente strada provinciale (SP-5) Credera-Montodine, che ha rappresentato il punto di svolta delle dinamiche urbanistiche comunali, ma non direttamente della crescita residenziale del nucleo urbano, che non attraversa, che ha mantenuto le proprie peculiarità storico-territoriali e l'organica integrità del tessuto antico, ed anche le recenti lottizzazioni speculative si rapportano significativamente ai vecchi percorsi e non alla provinciale.
Il preservarsi del nucleo storico si è rivelato fondamentale per l'assetto attuale dell'abitato, che seppur nelle sue ridotte dimensioni presenta, oltre all'interessante organicità delle abitazioni di ringhiera e a corte, delle emergenze architettoniche notevoli quali Palazzo Marazzi, residenza padronale risalente alla seconda metà del X-VIII Secolo, il Palazzo-Rocca Albergoni, che emerge all'ingresso del paese in direzione di Montodine dagli inizi del '500, e la Villa Groppelli, di dimensioni più ridotte ma non meno interessante nelle sue linee neoclassiche sobrie e perfettamente integrate, risalente all'inizio del XIX Secolo.
Ultima ma non meno importante risulta essere la presenza all'interno del territorio Comunale di aree appartenenti al Parco Naturale Adda-Sud, notevole risorsa paesaggistica, ecologica e ambientale.

L'assetto urbanistico del Comune di Moscazzano alla soglia censuaria dell'anno 1951 si presentava circoscritto al nucleo storico del paese, imperniato sulle modeste strade di collegamento con Rovereto-Credera (asse Est-Ovest), Ripalta (Nord) e Montodine (Sud). Tale insediamento era costituito da abitazioni rurali a corte o a ringhiera, che riassumevano in se stesse le tipologie sociali e lavorative del paese, fino ad allora interamente dedito all'agricoltura, e dalle forti emergenze architettoniche della Chiesa Parrocchiale e dei palazzi-ville padronali: Palazzo Marazzi costituiva di per se stesso un terzo dell'intero abitato; Palazzo Albergoni si annunciava, allora come oggi, come caposaldo territoriale oltre che del microcosmo del borgo. Allo stesso modo si qualificavano le frazioni, corpi isolati costituito da non più di due cascine-case coloniche.
Al 1951 nel borgo erano già presenti la scuola e la vecchia sede Municipale (attualmente ristrutturata).
Tale impianto urbano risulta fortunatamente, come già accennato, perfettamente leggibile anche oggigiorno, non essendo stato il borgo soggetto ad interventi discriminativi che una strada a veloce scorrimento poteva provocare.
Nel ventennio 1951-'71 si assiste ad un modesto completamente delle sagome edificate precedentemente, e ad un timido intervento IACP (successivamente PEEP) al di fuori del borgo sulla strada per San Donato: vengono costruite poche case, fatto giustificato da un considerevole calo demografico.
Difatti la popolazione al 1951 risultava ammontare a 1082 unità, quasi totalmente dedite all'agricoltura, con rapporti con i centri locali maggiori quali Lodi, Crema e Montodine quasi nulli o imperniati sul sistema agricolo.
Nel ventennio del boom economico, 1951-'71, si assiste ad un sostanziale decremento della popolazione, pari al 31,4% (percentuale che conferma e amplifica la già esaminata tendenza generale provinciale e del Sud della Lombardia), da attribuirsi al progressivo abbandono delle attività agricole in favore del trasferimento verso i grandi centri industriali a scala regionale, spostamento definitivo essendo il paese virtualmente isolato dal punto di vista delle comunicazioni territoriali.
Il numero delle persone che nel ventennio abbandonano l'attività agricola e quindi il Comune in favore dell'occupazione industriale è pari al 19,7%.

Nel ventennio che decorre dal 1971 al 1991 si è assistito ad un'inversione di tendenza significativa dal punto di vista sia delle dinamiche insediative che dell'espansione territoriale dell'abitato: il forte calo di popolazione residente registratosi nel primo ventennio (-31,4%) subisce un arresto, pur mantenendo un valore negativo, arrivando ad una percentuale pari al -1,35%. Considerando che la popolazione al 1981 contava 694 unità (-6,47% rispetto al 1971), si può tranquillamente affermare che il comune, e in particolar modo l'abitato, ha acquistato residenti, soprattutto dal 1975-'76 in poi. A tale data risale infatti l'apertura della nuova Strada Provinciale (SP-5), che, non attraversando l'abitato (ne abbiamo già evidenziato gli effetti positivi), collega i centri di Montodine e Credera, arrivando ad immettersi nella Statale verso Lodi, Codogno e Milano,
Tale strada ha indotto un forte input all'insediamento di due zone artigianali-indiistriali che si rapportano direttamente, una verso Credera, in località Vignola, l'altra verso Montodine, fornendo in tal modo nuove opportunità di occupazione e di ripopolamento del paese, in parallelo allo sviluppo del pendolarismo verso Crema, Credera-Rubbiano e Montodine, fenomeno che va a sostituire, con la caduta del concetto Fordista-Taylorista industriale, la migrazione occupazionale che ha caratterizzato le dinamiche degli anni '50 e '60.
Contro le 44 abitazioni costruite nel ventennio 1951-'71, nel successivo se ne edificano 84, di cui 53 nel decennio e ben 22 nel quinquennio 1981-86.
Le nuove abitazioni cambiano completamente tipologia rispetto all'esistente sviluppandosi per lo più come unifamiliari o bifamiliari.
Queste nuove residenze, delle quali solo 21 realizzate nel ventennio 1951-'71 in seguito a programmi per l'edilizia popolare, sono nate per la maggior parte mediante lottizzazioni d'iniziativa privata, svoltesi in due fasi: la prima espansione, che insiste in aggiunta alle case IACP e PEEP, si sviluppa lungo l'asse che porta all'interno del territorio comunale, verso Nord e Crema, confermando l'allontanamento residenziale dalla strada provinciale; una seconda lottizzazione d'iniziativa privata ("lottizzazione Brambati"), dal 1981 porta alla costruzione di 25 nuove abitazioni, tutte a corpo isolato, lungo la vecchia strada Comunale per Rovereto, in questo caso più prossima alla provinciale e alla zona artigianale di località Vignola.
Anche le frazioni di S.Donato-Cascina Caselle e Colombare sono interessate da nuove edificazioni, queste però legate al rafforzamento economico dei pochi ancora dediti all'attività agricola, quindi per lo più fabbricati agricoli con annesse residenze. Interessante è il fenomeno del progressivo abbandono nel ventennio 1971-'91 delle abitazioni del nucleo storico, confermando la nuova cultura dell'abitare non più legata ai luoghi del lavoro.

La popolazione al 1991 conta 732 abitanti, presentando un saldo negativo nel Quarantennio 1951- 1991, pari al 32,3%, del quale si sono già evidenziate le cause e dinamiche. Risulta però come accennato precedentemente un rientro di popolazione a partire dal 1981 (incremento del 5,48%), che all'ultimo censimento risultava essere così occupata: 69 addetti per l'agricoltura; 135 occupati in attività industriali, manifatturiere e edili; 70 addetti nel terziario privato e 40 nel terziario pubblico e altre attività, per un totale di 319 unità di popolazione attiva.
Solo 17 persone, l'1,36% della popolazione complessiva, risultano essere disoccupate o in cerca di lavoro.
Dall'esame dei dati ISTAT riferiti al Censimento Generale dell'Industria e dei Servizi del 1991, si deduce che nel Territorio Comunale di Moscazzano sono presenti 59 imprese e/o sedi locali d'impresa, che contano 140 addetti residenti nel Comune: dalla comunità agricola che si presentava all'inizio del quarantennio Moscazzano si va configurando come un piccolo Comune diversificato nell'occupazione, che offre nelle imprese private attività lavorativa al 42,5% della popolazione attiva, i restanti dei quali svolgono il proprio lavoro in centri poco distanti quali Credera, Montodine, Rubbiano e soprattutto Crema.
Quindi un paese in crescita, seppur non vertiginosa (popolazione al 1995 pari a 794 unità), che offre una discreta qualità della vita nonostante la quasi totale assenza di strutture, infrastrutture e funzioni urbane pubbliche e private, con buone possibilità occupazionali e una tendenza all'espansione, seppur nettamente inferiore a quella vista nel ventennio 1971-'91, purtroppo indirizzata dal PRG vigente (ancora datato 1984 !!!) verso la nuova edificazione e non principalmente verso l'immediato recupero delle abitazioni storiche di centro paese, alcune delle quali, peraltro anche di una certa qualità architettonica, versano in condizioni di preoccupante abbandono.


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